Martino De Stefano: l’autoproclamato “Re del Pacco”

Tra “ricchi” pacchi televisivi, studi letterari bislacchi e frasi memorabili di dubbia paternità, ecco il ritratto surreale del nuovo “Sovrano dello Scavicchio”: un personaggio capace di unire la classicità più pacchiana all’ironia da prima serata, trasformando ogni apparizione in tivù in un esercizio di parodia culturale e popolare che conquista orde di fan ovunque

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Continuano ad arrivare in Redazione suppliche da donne di ogni dove che chiedono disperatamente di dedicare un articolo al Re del Pacco, il parte nopeo (e parte non nopeo) Martino De Stefano. Per qualche decennio, il sottoscritto ha – con il beneplacito del Direttore MegaMegattero – tergiversato e tergicristallato, evitando di rispondere a queste richieste e preferendo personaggi di maggiore rilevanza sociale come soggetti della vostra rubrica preferita. A questo punto, però, non è più possibile rimandare, l’ingrato compito deve essere adempiuto: ecco a voi, quindi, un merdaviglioso ritratto del King of the Pack, l’amatissimo (dalle onlyfans di tutto il mondo) Martino De Stefano.

Il nostro Martinuccio – il cui vero nome è in realtà Stefano Fra Martino, ispiratore della ben nota filastrocca – esordisce nel mondo che conta (e non ci stiamo riferendo alla carismatica facoltà di matematica dell’università telematica di numismatica) come fidanzato di uno dei fondoschiena più noti della tivvù, quello di Belén Rrrodrrríguez. Durante il rapporto con il suddetto fondoschiena, però, non ha modo di conoscere il resto della soubrette, comunque meritevole di tutela da parte del Lunesco e, pertanto, decide in totale autonomia di lasciarla per potersi dedicare ai suoi studi.

Ebbene sì, le Roi du Paq – grande amante dell’Uovo alla Coq e fan della prima ora di Catherine Spaq – è un grande letterato: è, infatti, laureato presso l’università Fecondo Sederico di Napoli in – udite udite, sentite sentite, ascoltate ascoltate – Lettere Classike. Cioè, avete capito? Il Rex pacchorum ne sa a pacchi del dolce stil(castel)novo e dell’ermeticamentismo, del famoso consiglio di Manzoni (quello di non rompere i… manzoni, appunto) e dei suggerimenti di Pascoli (utili soprattutto per l’allevamento), sa come Montale senza confondere la L e la R ed è perfettamente edotto su come usare Verga e tutto il resto. E non dimentichiamo che De Stefano conosce a memoria anche tutta la prima sillaba del primo verso della prima cantica della Divina Commedia (obiettivo al quale ha dedicato circa 15 anni della sua vita, e che ha pienamente raggiunto). Vi chiederete come sia possibile tutto questo. Beh, non ne abbiamo la più pallida idea, né tantomeno ci interessa saperlo: d’altronde, mica questo è un articolo che vuole approfondire aspetti che il 113% (almeno) della popolazione italiana residente ritiene corretto ignorare, giusto?

Agli Italiani, infatti, interessa molto di più il ruolo di Sovrano dello Scavicchio che Martinuccio ha acquisito nel corso di questi ultimi tempi. Dotato lui stesso di un grande pacco (perlomeno a detta di chi lo ha frequentato assiduamente e che siede con il sottoscritto qui in Redazione), ha acquistato una popolarità sempre crescente come conduttore di Mind your business su Rai One, la trasmissione che prova a rifilarti pacchi, impacchi e Arrigosacchi. Nel suo ruolo, De Stefano – presentandosi sempre in maniera sensibile e non ammiccante – impreziosisce ogni puntata con battute degne di Ciarli Ceplin e rincuora tutti i concorrenti che tornano a casa a mani vuote con la sua frase tipica (diventata ormai un must) “Guagliò, ma che te ne fotte, ‘a vita è sulo culo rutto e niente cchiù”. Anche se in realtà sono sorti dubbi sulla paternità di tale frase e sull’attribuzione della stessa al Martinello Bello: c’è infatti chi l’attribuisce a un semisconosciuto cantautore (questo sì, tutto partenopeo), il mai sentito Dino Paniele. Boh, chissà…

Mentre stavamo terminando la stesura di quest’articolo (si usa qui il pluralis maiestatis un po’ alla cazzum canis), è emersa dai fecondi archivi di SnifFilm una notizia di cui sicuramente nessuno è a conoscenza (almeno all’interno nei confini della nostra galassia): qualcosa di sconcertante, di apotropaico e un po’ anche apodittico, se non addirittura ipocondriaco. Che si tratti proprio di una notizia e-buuuuuum? Ma certo, è ovvio!

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2 commento su “Martino De Stefano: l’autoproclamato “Re del Pacco””
  1. V’Annunzio magno cum Gaudi essere uno dei “venticinque lettori” di manzoniana memoria ad approcciarsi a tali articoli di “libero pensiero et acume super” . Ho trovato Quasimodo per sorridere e ridere di gusto

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