Dal bianco e nero al rosa shocking, tre protagoniste raccontano le donne tra emancipazione silenziosa, ironia sulle aspettative sociali e libertà assoluta: Delia, Barbie e Bella Baxter. Tre storie diverse, un unico messaggio: le donne ci sono, per fortuna, e continuano a riscrivere le regole
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“Elogio delle donne (per fortuna sono diverse dagli uomini)”, così si intitola il libro di Philippe Daverio che si diletta nella narrazione del ruolo delle donne nella società, nella cultura e nella politica.
Sono diverse dagli uomini, per fortuna! Già, perché effettivamente, a ben guardare, le donne sono diverse dagli uomini.
Ricordate il film C’è ancora domani (2023, ben 19 candidature al David di Donatello, ne ha vinti sei), regia di Paola Cortellesi nonché protagonista, la cui storia si delinea attraverso la lotta quotidiana della donna (Delia) per affermare la propria presenza fisica all’interno della famiglia contrapposta all’ingerenza fisica e psichica del marito vile, grezzo e duro. La protagonista si fa strada tacitamente tra gli abusi fisici e verbali del marito cercando di far sì che la sua storia di soprusi non si ripeta con la figlia legata sentimentalmente a un uomo apparentemente gentile ma, ancora una volta, subdolo, possessivo. Attraverso questo film, e grazie alla magistrale interpretazione della Cortellesi, emerge la storia della donna che, per anni, ha dovuto ritagliarsi un suo spazio in famiglia, in società, nei rapporti interpersonali, in politica, nel lavoro… è un film che manda un messaggio. Il messaggio è: “Mondo, ci sono anch’io”. Quel mondo che, Delia, riesce a conquistare attraverso il voto con cui esprime sé stessa, si emancipa, si slega dalle catene del marito e dalla concezione della società che la vuole a casa, madre che accudisce e cresce i figli, serva, dimessa e invisibile.
Grande esempio di riscatto della donna, lo si vive nel momento in cui ci si cala nel ruolo più fashion e cool del 2023 con il film Barbie (diretto da Greta Gerwig) la cui protagonista è la splendida Margot Robbie. In Barbieland, ci sono tantissime donne di successo, sicure di sé stesse, libere e indipendenti che ricoprono ruoli quali avvocati, medici, politici, tutte posizioni lavorative apicali e importanti. Addirittura, persino Ken (Ryan Gosling) sembra essere appagato solo quando è vicino a Barbie. Nel film sembra che Barbie abbia tutto. In realtà è difficile essere Barbie: figura complessa e contraddittoria per via delle aspettative sociali e culturali che si pongono su di lei. Pensiamo, per esempio, alla bellezza. La donna deve avere un fisico asciutto, magro ma con le curve “giuste”; al tempo stesso dev’essere madre. In Barbie, la maternità viene vista come qualcosa che una donna dovrebbe volere incondizionatamente, ma, allo stesso tempo, non deve concentrarsi troppo sui figli. Poi, c’è anche da considerare che la donna deve avere delle ambizioni professionali e finanziarie; deve poter lavorare e guadagnare per essere indipendente altrimenti sembrerà un’opportunista o un fardello. Ancora, la donna non deve invecchiare, deve sempre apparire giovane, fiorente, alla moda. In Barbie, il tema della perfezione è ricorrente ma l’attesa che si pone sulla “Barbie”, in senso di doveri, appare contraddittoria. La verità è che le donne sono percepite come delle bambole proprio perché l’aspettativa su di esse è considerevole, investe molteplici aspetti della quotidianità di una donna. Barbie ci ricorda che essere una donna è difficile ancora oggi, ma bisogna essere attente nel saper riconoscere gli standard utopici che vengono imposti dalla società.
Non da ultimo, non possiamo non ricordare Povere Creature (2023, regia di Yorgos Lanthimos) dove la protagonista, Bella Baxter (Emma Stone) impara a conoscere sé stessa e il mondo attraverso una seconda vita che decide di vivere in totale libertà, senza freni inibitori. Bella, si svincola da ogni uomo che la vuole tenere legata, vincolata e, a volte, anche segregata. Invece lei, non rimane mai ingabbiata e le sue strategie sono sempre vincenti. Ciò che la rende speciale è indubbiamente il suo istinto, soprattutto quello sessuale, perché è il suo stesso “strano” corpo che la incuriosisce. Il film è dominato dalla presenza ammaliante della protagonista che, col suo modo di fare e di vivere la sua vita in totale libertà, gli uomini assecondano perché ne sono tutti affascinati dalla sua bellezza e lei riesce a manipolarli in modo superbo. Il film è un superamento del pregiudizio e dei limiti morali tipici della società odierna.
Insomma, è vero: le donne sono per fortuna diverse dagli uomini. Hanno più sfumature, più sfaccettature, ma la verità è che hanno ancora tanta strada da fare…

Manuela Ruggi è un concentrato di energia e buonumore! Ama girare il mondo con la curiosità di un’esploratrice e immergersi in nuove culture come fossero romanzi tutti da leggere. Si diverte a districare i fili delle questioni che fanno girare il nostro pianeta e a esplorare le regole del gioco sociale. È convinta che il cervello vada usato e allenato, non lasciato lì a prendere polvere! Sta ancora facendo pace con l’idea che, a volte, bisogna lasciar andare… ma ci sta lavorando, promesso!
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Azzeccata la scelta dei tre personaggi femminili nei tre film proposti . Mi piacciono le sue osservazioni .Ed è vero che la donna ha ancora tanta strada da fare !
” Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna!” Uno stereotipo vecchio e ormai superato. Credo che sia ora di convincersi che ” a fianco di un grande uomo c’è sempre una grande donna” . La figura femminile che la storia ci consegna da millenni è quella della sposa illibata-madre casta e fedele al suo uomo, impegnata nell’accudire i figli(tanti!) fra le pareti domestiche, quasi proprietà indiscussa del sesso forte ( o presunto tale). E’ anche però la Eva peccaminosa, la cortigiana, l’amante, l’adultera, la putxxxa che ogni uomo vuole nel suo letto! La donna, in sintesi, è un mix di spiritualità e di corporeità che ,quando può esternarlo a u t o n o m a m e n t e , fà grande ogni cosa che fà. Il testo di Manuela offre un quadro complesso ed interessante delle problematiche femminili del XXI secolo e del percorso di emancipazione ancora oggi osteggiato da menti grette ,ipocrite e meschine in “Generale”