Coyote vs. Acme: chi è causa del suo mal… faccia causa all’ACME

Dopo settantasei anni di esplosioni, fallimenti e marchingegni ACME pronti a ritorcersi contro di lui, Willy il Coyote arriva finalmente in tribunale. “Coyote vs. Acme” trasforma la sua eterna sfortuna in una commedia demenziale e sorprendentemente attuale, tra slapstick, satira del consumismo e critica alle grandi corporation. Ma soprattutto racconta l’ostinazione di chi cade continuamente e continua, testardamente, a rialzarsi

Tutti noi conosciamo le sfortunate, esilaranti e spesso dolorosissime imprese cartoonesche del povero Willy il Coyote. Da oltre settantasei anni il suo obiettivo è sempre stato lo stesso: riuscire finalmente ad acchiappare Beep Beep, il velocissimo pennuto che sembra esistere esclusivamente per umiliarlo e fuggire proprio un attimo prima che il coyote possa raggiungerlo. Per riuscire nell’impresa, Willy si affida molto spesso a una sola, apparentemente infallibile soluzione: acquistare un nuovo marchingegno dell’ACME.

Dinamite, razzi, catapulte, trappole, molle, esplosivi e qualsiasi altro dispositivo che possa trasformare un inseguimento in una catastrofe. Il problema è che, puntualmente, tutto ciò che Willy compra dalla misteriosa azienda finisce per ritorcersi contro di lui. E così, dopo decenni di incidenti, cadute nel vuoto, esplosioni e prodotti difettosi, il coyote decide finalmente di dire basta: se l’ACME è responsabile di tutte le sue disgrazie, perché non portarla in tribunale?

Da questo paradossale e geniale punto di partenza nasce Coyote vs. Acme, una commedia che prende uno dei personaggi più iconici dei Looney Tunes e lo trasforma nel protagonista di una vera e propria battaglia legale contro l’azienda che, per decenni, ha contribuito a rendere la sua vita un inferno. Un’idea talmente assurda da risultare perfettamente coerente con lo spirito del personaggio.

Il film, inoltre, ha alle spalle una storia produttiva quasi più incredibile della sua stessa trama. Realizzato tra il 2022 e il 2023 e completato nel 2023, Coyote vs. Acme è rimasto per lungo tempo nel limbo a causa delle decisioni della Warner Bros., che aveva inizialmente scelto di non distribuirlo per ottenere un beneficio fiscale dalla sua cancellazione. Una decisione che, per lungo tempo, ha trasformato la pellicola in una sorta di “film fantasma”: già terminato, ma apparentemente destinato a non essere mai visto dal pubblico. La vicenda ha provocato numerose proteste, anche da parte del cast, tra cui Will Forte, contribuendo a trasformare Coyote vs. Acme in uno dei casi più surreali della recente storia hollywoodiana. Un destino paradossale per un film che, in fondo, parla proprio di un personaggio costantemente vittima di un sistema che sembra volerlo fregare.

Ed è forse proprio questo il motivo per cui la pellicola funziona meglio quando decide di abbracciare senza vergogna la sua componente più demenziale. Il film recupera, infatti, quella comicità slapstick tipica dei Looney Tunes: semplice, fisica, infantile solo in apparenza e costruita su un meccanismo comico elementare ma sempre efficace. Willy cade, esplode, viene schiacciato, lanciato in aria e travolto dagli stessi marchingegni che utilizza, eppure si rialza sempre. È una comicità che non pretende di essere sofisticata e proprio per questo riesce a parlare trasversalmente a generazioni diverse.

La vera sfida era però riuscire a far convivere questo mondo con quello del live action. È un esperimento già affrontato in passato dai Looney Tunes — basti pensare a Space Jam — ma che qui viene utilizzato in maniera più funzionale alla storia. Il contrasto tra la fisicità esasperata e impossibile di Willy e il mondo reale degli esseri umani crea infatti alcune delle situazioni più divertenti del film. L’animazione non sembra semplicemente appiccicata alla componente dal vivo, ma diventa parte integrante della narrazione e soprattutto della comicità.

A contribuire al risultato ci sono anche le interpretazioni degli attori, a partire da Will Forte, perfettamente a suo agio nei panni di un avvocato qualunque trascinato in una vicenda completamente folle. Ma è soprattutto John Cena a divertirsi con il proprio personaggio, dimostrando ancora una volta di avere un ottimo senso del tempismo comico e di saper sfruttare anche la propria immagine da action hero per trasformarla in una fonte di comicità.

Il film, però, può essere letto anche attraverso una prospettiva più interessante di quanto la sua natura da commedia demenziale potrebbe far pensare. Dietro le esplosioni e le gag, infatti, Willy il Coyote rappresenta qualcosa di estremamente contemporaneo: il consumatore compulsivo che continua ad acquistare nuovi prodotti nella convinzione che il prossimo sarà finalmente quello giusto.

Il meccanismo è quasi sempre identico. Willy fallisce, analizza il problema e, invece di cambiare strategia, finisce spesso per affidarsi a un altro prodotto ACME. Poi un altro ancora. E un altro ancora. Una spirale apparentemente infinita che può essere interpretata come una divertente caricatura del consumismo moderno: il prodotto non funziona? Non importa, basta comprarne un altro. La soluzione al problema diventa l’acquisto di qualcosa di nuovo, anche quando l’esperienza precedente dovrebbe averci insegnato esattamente il contrario.

Da questo punto di vista, l’ACME diventa quasi una metafora del capitalismo più esasperato: un’azienda che vende qualsiasi cosa a un cliente che, pur sapendo perfettamente che potrebbe finire male, continua ostinatamente a comprare. E Willy, paradossalmente, è contemporaneamente vittima e complice di questo sistema.

Ma sarebbe ingiusto fermarsi qui, perché Willy il Coyote rappresenta anche qualcosa di molto più positivo. La sua caratteristica più straordinaria, infatti, non è la stupidità e nemmeno la sfortuna, ma la sua incredibile capacità di rialzarsi. Dopo ogni fallimento, per quanto catastrofico, il coyote si rimette in piedi e ricomincia da capo. Non importa quante volte cada, quanto sia dolorosa l’ennesima esplosione o quanto Beep Beep sia riuscito ancora una volta a sfuggirgli: Willy non si arrende.

Ed è proprio questa sua ostinazione a renderlo, dopo oltre settant’anni, ancora così riconoscibile e universale. Tutti, almeno una volta nella vita, siamo stati Willy il Coyote: abbiamo inseguito qualcosa che sembrava irraggiungibile, abbiamo sbagliato strategia, siamo caduti e abbiamo pensato di non farcela più. Eppure, come lui, ci siamo rialzati e abbiamo ricominciato.

Forse è questo il messaggio più semplice e allo stesso tempo più bello del film: possiamo cadere infinite volte, possiamo prendere la strada sbagliata e persino far esplodere tutto ciò che ci circonda, ma l’importante è trovare la forza di rialzarsi.

Se ci riesce un povero coyote animato dopo settantasei anni di sconfitte, forse possiamo riuscirci anche noi.

L’unica vera lezione da imparare è un’altra: non comprate mai niente dall’ACME.

Perché, diciamocelo chiaramente, ACME FA SCHIFO!

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