Per Viola, poche cose sono certe quanto le vacanze estive in famiglia a Licerma, tipico paesino di mare dove tutti conoscono tutti e i ragazzi scorrazzano in bici fino a tardi, e la cotta per Aaron, l’inarrivabile fratello della sua migliore amica, da ammirare rigorosamente da lontano. Ma si sa: l’unica cosa davvero certa nella vita è la sua imprevedibilità
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C’era qualcosa di rassicurante e al tempo stesso elettrizzante nel tornare, come ogni estate, a Licerma.
La sua famiglia trascorreva lì l’intero mese di luglio da prima ancora che i fratelli maggiori di Viola nascessero: i suoi nonni materni erano stati tra i primi intraprendenti investitori a scommettere sull’allora tutt’altro che ridente cittadina, comprando una villetta a due piani proprio in riva al mare, con solo qualche metro di spiaggia a separare il giardinetto ancora incolto dalle sue acque cristalline.
I nonni paterni, invece, erano stati più cauti, e per i primi anni avevano solo affittato saltuariamente l’elegante villetta a schiera, tornando più spesso man mano che la cittadina cresceva e si popolava di residenti e turisti, fino al giorno in cui avevano finalmente deciso di cedere e comprarla direttamente, con sommo divertimento del proprietario che aveva continuato imperterrito a proporre loro l’acquisto da almeno un decennio.
E ora ecco che, per la ventesima estate della sua vita, Viola era stretta nel sedile posteriore della station wagon dei suoi genitori, in mezzo a sua sorella e suo fratello, entrambi ormai profondamente addormentati, uno appoggiato al finestrino e l’altra con la testa sulla spalla di Viola.
Erano tutti adulti, ormai, con Sara felicemente sposata da due anni e Diego fidanzato da cinque, eppure quella era una regola non scritta: a luglio, le loro agende si svuotavano e, costasse quel che costasse, tutti e tre si sarebbero riuniti per le vacanze al mare con i loro genitori. I rispettivi partner erano invitati a loro volta, ma li avrebbero raggiunti successivamente.
Il cuore di Viola batteva più velocemente con ogni chilometro che la portava più vicina a quella che sentiva casa tanto quanto Milano.
Più vicina a lui.
La villetta di Licerma era esattamente come l’avevano lasciata. Le prime ore del pomeriggio passarono spalancando finestre e sollevando coperture dai mobili, ma per l’ora del tramonto era già tutto pronto: la veranda sulla spiaggetta, il tavolinetto inondato dalla luce della golden hour, e loro cinque accomodati a godersi uno spritz e le promesse di un’estate ancora tutta da vivere.
Il cellulare di Viola si illuminò sul tavolino, e il suo viso con esso nel riconoscere il mittente. “Eccola,” la prese in giro Diego da sopra il suo bicchiere, “deduco che i Marshall siano ufficialmente arrivati.”
Con una linguaccia, Viola sbloccò il cellulare per rispondere al messaggio. “Tecnicamente sono qui da prima di noi,” commentò distrattamente mentre le dita volavano sul tastierino, “arrivano sempre a fine giugno.”
E infatti il messaggio era da Miryel Marshall, la sua migliore amica dal giorno in cui, circa diciassette anni prima, aveva distrutto il castello di sabbia a cui lei e Sara stavano lavorando con impegno da svariati minuti.
Uno spintone, una zuffa e un tentato annegamento dopo, erano diventate inseparabili. “Miri chiede se posso andare a cena da loro,” riferì Viola, dando risposta affermativa all’amica prima ancora di sentire il responso dei genitori. Sara ridacchiò notandolo. “Vai pure, non sia mai che vi facciamo sprecare anche solo un minuto!” esclamò con fare drammatico sua madre, sorridendo. “Comunque non penso faremo molto qui a casa. Ti lascio la chiave nel solito posto per rientrare.”
Da anni i Marshall abbandonavano il loro American Dream in Indiana e affittavano la graziosa bifamiliare in fondo alla strada, dove ogni anno trascorrevano tutti i mesi estivi, più qualche periodo autunnale. Erano stati loro a far scoprire alla famiglia di Viola le gioie di un autentico Ringraziamento americano (da cui Diego e Sara erano ormai banditi; nota per i lettori: meglio non menzionare il massacro degli indigeni a un americano bianco intento a ingozzarsi di tacchino ripieno).
Viola abbandonò la bicicletta accanto allo sfarzoso cancello che indicava l’inizio della loro proprietà e corse lungo il vialetto bianco che portava all’ingresso, dove Miryel si era già lanciata a tutta velocità con le braccia aperte. Urlarono l’una il nome dell’altra mentre i loro corpi collidevano in un abbraccio spezzaossa, e continuarono a ridere e strillare per l’euforia di rivedersi finalmente di persona.
“Mi sei mancata!” mormorò Miryel, il viso nascosto tra i capelli di Viola. “L’estate non inizia senza di te.” Il suo accento era familiare per Viola tanto quanto il dialetto della sua città natale, e anche se la sua amica spesso se ne vergognava, per lei era una cadenza ipnotica che ben si sposava con la sua voce bassa e calda.
Quando finalmente sciolsero l’abbraccio, Miryel la prese sottobraccio e la guidò su per gli scalini del portico, dove sua madre e la sorella minore salutarono Viola altrettanto calorosamente.
Era bello sentirsi parte di quella famiglia. Per Viola avevano sempre rappresentato l’ideale di vita perfetta, con i loro abiti firmati, i weekend in giro per il mondo, i loro capelli sempre perfetti, i fisici da sportivi… e soprattutto il loro affiatamento. Non che anche lei non andasse d’accordo con la sua famiglia, certo, ma c’era qualcosa nel modo in cui i Marshall si sostenevano a vicenda che l’aveva sempre accattivata.
“Alright, guys. Io e Vivi andiamo in camera mia, chiamateci per la cena!” E con quello, Miryel la trascinò su per le scale in quello che era sempre stato per Viola un posto al sicuro, e mentre salivano, le sussurrò:
“Ho così tante cose da raccontarti!”
“Oh, ci scommetto,” sghignazzò lei in risposta. Era da tutto l’inverno che l’amica faceva la misteriosa su un ragazzo conosciuto al college, e finalmente era tempo di avere le sue risposte.
“E dopo?!!”
Quasi mezz’ora dopo, Viola si sporgeva così tanto in avanti sul grande letto di Miryel da rischiare di cadere di faccia sulle sue gambe, e il peluche che stringeva al petto probabilmente aveva ormai preso la forma delle sue braccia per sempre. Miryel le rivolse un sorrisino malizioso, sporgendosi a sua volta per sussurrare con fare cospiratorio:
“E dopo… Mi ha guardata dritta negli occhi, I swear! Non riuscivo a respirare quasi. Ha degli occhi così verdi, Vi! Ed eravamo vicinissimi, like this.” Il suo viso si fece di colpo talmente vicino che le punte dei loro nasi si toccarono, e Viola spalancò gli occhi dietro gli occhiali, sussultando. Decisamente molto vicino, sì. “And then…”
“E poi??” la incalzò, maledicendo il talento nel raccontare le cose della sua migliore amica. Si sentiva come se fosse al punto clou di un episodio della sua serie TV preferita, impaziente di sapere come continuava.
La vita di Miryel era infinitamente più interessante della sua.
“E poi,” ripeté l’amica, aprendo la bocca per proseguire, ma il rumore di quattro colpetti rapidi alla porta la interruppe, facendo esplodere la bolla di rose e cuoricini in cui erano piombate. “Fuck off, Aaron!” esclamò, tirando un cuscino contro la porta. Il cuore di Viola perse un battito solo a sentire quel nome. E la risata che seguì da fuori la stanza.
“Non posso farlo,” replicò il fratello maggiore di Miryel, senza però aprire la porta. “Mom ci vuole giù per cena, e subito.”
Entrambe le ragazze gemettero per la frustrazione, ma non si discute con Mrs Marshall, quindi si alzarono immediatamente dal letto e si diressero alla porta.
Mentre Miryel raccoglieva il cuscino lanciato, Viola lanciò un’occhiata furtiva al grosso specchio sull’anta dell’armadio alla sua destra, assicurandosi di non avere i capelli fuori posto e di non sembrare una ragazza che aveva passato il pomeriggio a sistemare casa ed era corsa a casa della sua migliore amica senza curarsi di cambiare outfit. Sospirò sconfitta e distolse lo sguardo.
Almeno i capelli erano ancora salvi, raccolti in una treccia alla francese. Miryel aprì, e per la settima estate di fila, Viola si trovò a lottare per il respiro successivo mentre i suoi occhi incontravano quelli castani e profondi di Aaron Marshall, che si stagliava sulla soglia in tutta la gloria del suo metro e ottantasette e dei muscoli definiti da una vita passata sul ghiaccio a giocare a hockey.
“Oh.” Il suo viso si distese in un sorriso gentile nel momento in cui si accorse della sua presenza. “Ciao Viola. Non sapevo ci fossi anche tu. È bello rivederti.”
Costringendosi a deglutire, la ragazza impose al proprio cervello di continuare a funzionare e non abbandonarla proprio ora, cosa che il piccolo delinquente tendeva a fare. “Nemmeno io,” balbettò un poco, prima di schiarirsi la voce, “ma sono felice che sia tornato quest’estate.”
Veramente felice, avrebbe voluto aggiungere, ma si trattenne. Erano sette anni che faceva del suo meglio per nascondere a lui e agli altri la cotta spropositata che si era beccata, nel più vecchio dei cliché, per il fratello della sua migliore amica, ed era determinata a non perdere quel record.
Innamorarsi di Aaron era praticamente inevitabile, ma farglielo sapere sarebbe stato un disastro, soprattutto quando Miryel non faceva che parlarle della sua movimentata vita sentimentale e del numero di cuori che aveva spezzato.
No, si disse mentre seguiva i due fratelli lungo il corridoio che portava alle scale. Aaron Marshall era come un dipinto. Un bellissimo, incredibile dipinto, rinchiuso dietro una teca allarmata in un museo prestigioso.
Avrebbe potuto continuare a guardarlo, ma era Assolutamente Vietato Toccare. Off Limits.

Un giorno, qualcuno le ha insegnato a scrivere e da allora Flavia ha deciso di renderlo un problema per il resto del mondo. Cresciuta tra le migliaia di mondi che i libri le hanno donato, ha trovato la sua casa prima nelle parole degli altri e poi nelle sue e da allora la sua missione è stata quella di poter fare per qualcuno quello che i suoi autori preferiti hanno fatto per lei. Se con la sua scrittura è riuscita a donarvi anche solo un paio di minuti di fuga dalla realtà che vi circonda, allora può dire di aver raggiunto il suo scopo… ma la sua missione non è ancora conclusa, vi aspetta al prossimo racconto!
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Sapevo che la maestria di questa penna non mi avrebbe delusa!💜
Coinvolgente, incalzante, appassionante come sempre; capace di farti fuggire dalla realtà quotidiana per avventurarti in qualsiasi posto la straordinaria autrice desideri.
Meravigliosa Flavi, grazie per donare il tuo talento al mondo💜
Non vedo l’ora di continuare a leggere!😍
Mi è piaciuto soprattutto il modo in cui costruisce l’atmosfera.