Di ali e di muri (seconda parte)

“Che cosa faresti, se potessi scegliere il tuo destino?” La principessa di Agnyh, regno protetto da draghi indomiti quanto i loro Cavalieri, la risposta a questa domanda la conosce. Ma non ha il permesso di ammetterlo, nemmeno a sé stessa. Il posto di una principessa è ben lontano dal cielo che continua a sognare grazie al suo migliore amico, futuro Cavaliere, che nonostante tutto trasforma innocenti giochi d’infanzia in veri e propri addestramenti segreti. Non che a una principessa serva a qualcosa saper combattere… vero?

IMMAGINE GENERATA CON IA

Ci attaccarono nel cuore della notte in cui fu annunciato il mio matrimonio.

Mi svegliai con il rumore di grida e di armi e mi gettai subito in ginocchio davanti al baule ai piedi del mio letto. Riuscii ad afferrare quello che cercavo nel momento stesso in cui la porta si spalancava e una voce maschile urlava di avermi trovata.

Senza perdere tempo, scattai in avanti brandendo la spada di Bahe che tenevo nascosta dal giorno in cui me l’aveva lasciata, e riuscii a sorprendere il mio avversario abbastanza da colpirlo e costringerlo a indietreggiare.

Si riprese in fretta, ma la ferita lo rallentava, permettendomi di guadagnare terreno e spingerlo sulla difensiva. Bahe aveva continuato ad addestrarmi di nascosto, ma non avevo mai avuto altri avversari oltre a lui. Riuscivo a disarmare Bahe, e lui mi aveva mostrato la tecnica dei colpi più letali, ma quando venne il momento, esitai un secondo di troppo e l’intruso si scagliò contro di me, facendomi volare via la spada.

Pietrificata, rimasi come un agnello sacrificale ad aspettare la fine, che però non giunse: una raffica di vento investì l’intruso e lo scagliò contro la parete opposta con uno schianto raccapricciante.

Mi voltai, pronta a lottare ancora se necessario, ma mi rilassai riconoscendo il mio salvatore.

Bahe mi raggiunse sorridendo, offrendomi la spada che mi era caduta.

“Felice di avertela lasciata,” commentò, la voce divertita nonostante l’apprensione con cui mi osservava, assicurandosi che non fossi ferita.

“Felice di ricordarmi come si usa,” ribattei, guardandomi attorno e stringendo la presa sull’elsa. “Che succede?”

“Solo il risultato della brillante idea di tuo padre di organizzare un torneo per la tua mano… alcuni sconfitti non l’hanno presa bene.”

Tutto quell’inferno, quelle grida, il sangue che sporcava i pavimenti e le pareti intorno a me… solo per colpa mia?

Bahe sembrò leggermi nel pensiero, perché sentii una mano stringersi gentilmente sulla mia spalla.

“Non è colpa tua. La colpa è di chi ti vede solo come un premio da vincere. Dobbiamo andare adesso, prima che qualcun altro ti trovi.”

Andarcene? E il resto delle persone nel palazzo? La servitù, le guardie…

“Emlyn…”

“Non posso,” sussurrai, paralizzata dal gelo nelle mie vene. “Lasceresti degli innocenti a soffrire le conseguenze delle azioni di mio padre?!”

Lo sentii trattenere a stento un’imprecazione, ma poi mi prese la mano e mi trascinò verso la direzione opposta a quella da cui era venuto, lontano dalla nostra via di fuga.

Da dietro un angolo, degli uomini armati che riconobbi come alcuni pretendenti si lanciarono contro di noi, ma nel tempo che servì al mio cuore per stringersi dalla paura, erano già a terra, agonizzanti.

Non ebbi bisogno di chiedere. Bahe mi rispose mentre mi guidava lungo le scale.

“Ogni drago ha un elemento. Ohrom controlla l’aria.”

Il vento, gli uomini soffocati come se l’aria fosse stata succhiata via dai loro polmoni… un brivido mi corse lungo la schiena, nonostante sapessi che Bahe non avrebbe mai usato quel potere contro di me.

Riuscimmo a raggiungere le cucine e far fuggire quante più persone possibile, ma quando fu il nostro turno di infilarci nello stretto cunicolo, il cumulo di mobili ammassato davanti alla porta cedette e cinque uomini fecero irruzione.

Senza esitare, Bahe mi spinse dentro il passaggio, e per la prima volta da quando era arrivato vidi la paura nei suoi occhi mentre il colore gli abbandonava il viso.

Non c’era tempo per protestare, dirgli di stare attento o intimargli di raggiungermi; gli avrei solo fatto perdere istanti preziosi.

Con un ultimo sguardo prima che si voltasse, chiusi il passaggio dietro di me e fuggii.

Come una codarda. Come un’inutile principessa.

Corsi nel buio a piedi nudi, lottando contro paura, lacrime e stanchezza, senza mai osare rallentare o voltarmi indietro per assicurarmi che Bahe mi stesse raggiungendo.

Il cuore mi martellava nelle orecchie, e le mie mani si ferirono più di una volta sulle pietre del tunnel mentre cercavo di orientarmi nel buio, perdendo più volte l’equilibrio sul terreno sconnesso.

Il tunnel svoltò, e di colpo la strada divenne in discesa, passando dai mattoni ai massi coperti di muschio che a loro volta sfumavano in un tappeto d’erba su cui scivolai, ruzzolando fuori dal tunnel con un grido.

La luce della luna mi abbagliò per qualche istante, e per un momento combattei contro le mani che di colpo furono su di me, prima di riconoscere le persone che avevamo aiutato a fuggire.

Mi rimisero in piedi e mi stabilizzarono quando barcollai. Alcuni provavano a parlarmi, ma le loro parole si persero mentre fissavo l’uscita del tunnel, pregando di vedere Bahe emergerne, probabilmente con più grazia di me.

Aspettai.

Aspettai.

E aspettai.

Non arriverà, Emlyn.

Scossi la testa per allontanare quella voce che mi riecheggiava nella mente.

Dovevo restare lucida; da un momento all’altro sarebbe potuto emergere qualcuno, e se quel qualcuno non fosse stato Bahe, avrei dovuto essere pronta a difendere gli altri. La mia mano tremava mentre sollevavo la spada lottando contro la nausea, ma non esitai ad avanzare quando una sagoma emerse dal buio, il volto ghignante di uno sconosciuto illuminato dalla luna alle mie spalle. Vedendomi, scoppiò a ridere:

“Cosa credi di fare con quella, ragazzina?”

Oh, quindi ero una donna quando duellava per la mia mano, ma una ragazzina quando lo affrontavo con una spada? La mia presa divenne più salda, feci un altro passo e la lama smise di tremare.

L’uomo mi schernì di nuovo, ridendo della mia esitazione, del terrore sulla mia faccia e di come tenevo la spada. Fu interrotto a metà frase, il sorriso ancora sulle labbra, trovandosi la spada conficcata nel torace fino all’elsa. In preda al panico, strattonai la lama, non aspettandomi che facesse più resistenza a uscire che a trafiggere. Il corpo mi sarebbe piombato addosso come un masso se non fosse stato per il vento.

I capelli mi danzarono davanti al volto mentre la raffica si faceva più e più forte, reggendo il corpo dell’uomo e spingendolo indietro fino a che non crollò sulla schiena, la mia spada ancora parzialmente conficcata nel petto.

“Bahe!”

Sai che non è stato lui. Hai rivissuto questo ricordo abbastanza volte, mia prescelta.

È ora di accettare la verità e andare avanti.

…andare avanti…

Ohrom ha ragione, naturalmente.

Lo so, o credo di saperlo. Devo saperlo.

Ma a volte rifugiarmi nella notte più brutta della mia vita è meno doloroso che affrontare il mondo che mi attende ogni volta che apro gli occhi.

Quando sogno, posso fingere che quello sia un vero ricordo e che Bahe sia davvero tornato da me nel momento del bisogno, trionfante nella sua divisa da Cavaliere, e mi abbia salvata con i suoi poteri.

Da sveglia, quei poteri sono i miei poteri, e Bahe non ha mai superato l’ultima prova dei draghi, non perché non ne fosse all’altezza ma perché ha scelto di sacrificarsi per un altro degli Aspiranti.

Ohrom l’avrebbe scelto; l’ha scelto anche quando per lui era ormai troppo tardi, e la prima e unica volta in cui le loro menti si sono toccate, Bahe gli ha mostrato me. L’ha mandato da me.

Un Cavaliere non può rifiutare quando viene scelto da un drago, anche se quel Cavaliere è solo una principessa rinchiusa in un palazzo.

Forse è vero che mi sono salvata da sola quella notte, grazie al controllo sull’aria donato da Ohrom e alla spada che era l’unica cosa che mi fosse rimasta di quel ragazzo nato per volare, ma Bahe aveva cominciato a liberarmi molti anni prima, dalla prima volta in cui mi aveva insegnato ad arrampicarmi su una corda attaccata a un ramo e a immaginarci un drago.

Il nostro fato era già stato scritto prima ancora che nascessimo.

Lui era destinato al cielo e alle fiamme, io alle mura di un palazzo.

Non abbiamo mai avuto scelta, ma lui mi ha insegnato a sognare più in alto dei muri che mi erano stati costruiti intorno, e io ho imparato a scavalcarli.

📖 Letto 61 volte

Vota:

Related Post

2 commento su “Di ali e di muri (seconda parte)”
  1. Scrittura a dir poco spettacolare: brillante, affilata, intrigante.
    Hai un enorme talento, piccola Flagi.
    Non smettere mai!❤️
    Non sto nella pelle: non vedo l’ora continuare a leggere😍
    -Ila, ur n.1 stan🫶🏻❤️💜

  2. ma quanto è bello questo pezzo 🥺✨
    mi ha proprio presa, si legge tutto d’un fiato e lascia quella sensazione lì addosso…
    e poi l’atmosfera?? davvero super
    non vedo l’ora di leggere altro di questa Stupenda scrittrice 🥹💕

Lascia un commento

🌍