Il nostro fato era già stato scritto prima ancora che nascessimo. Lui era destinato al cielo e alle fiamme, io alle alte mura di un palazzo...
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Il nostro fato era già stato scritto prima ancora che nascessimo.
Lui era destinato al cielo e alle fiamme, io alle alte mura di un palazzo.
Non abbiamo mai avuto scelta, ma suppongo che – anche avendone avuta una – non sarebbe andata diversamente.
In tutto il Mondo Conosciuto, dopotutto, il regno di Agnyh è famoso per la dolcezza del suo vino, lo sfarzo dei suoi abiti… e i suoi draghi.
Signori e protettori di queste terre da prima che l’uomo respirasse, queste terribili e magnifiche creature rimasero così toccate e sorprese dalla rispettosa meraviglia che i nostri antenati avevano mostrato per loro, che concessero loro di costruire le proprie umili casupole nella vallata al di sotto delle montagne, da sempre loro dimora.
Nei secoli, il villaggio diventò un regno, e con esso crebbero anche nemici e minacce, fino a quando i draghi non poterono più tollerare la situazione.
Si dice che fu durante la battaglia ai piedi della Montagna dei Draghi Grigi che il primo drago e il primo Cavaliere si scelsero: parlarono l’uno nella mente dell’altro, e il drago acconsentì di portare il giovane sul proprio dorso, conducendo gli Agnyhani alla vittoria. L’anniversario della Battaglia dei Grigi è tuttora celebrato ad Agnyh, anche se i draghi grigi sono ormai estinti.
Al Cavaliere furono offerti oro, terre e fanciulle come ringraziamento, ma lui li rifiutò tutti. L’unica richiesta che fece fu di poter continuare a volare, e di poter addestrare altri a fare quanto aveva fatto lui, così da creare un esercito di cavalieri e draghi che proteggesse per sempre le nostre terre.
I draghi acconsentirono, e da allora, l’Accademia di Agnyh accoglie centinaia di giovani per formare e preparare l’élite del nostro esercito.
In quanto diretto discendente del Primo Cavaliere, Bahe è stato addestrato per diventare Cavaliere sin dal primo giorno in cui ha imparato a camminare.
Ci sono nove prove da superare una volta entrati nell’Accademia, tutte volte a testare sia le qualità fisiche che quelle mentali imprescindibili per i draghi: forza, destrezza, equilibrio, velocità e resistenza per il fisico; fermezza, nobiltà d’animo, coraggio e astuzia per la mente. La decima, segreta, è la prova finale che fa la differenza tra un Cavaliere e… beh, un cadavere, nella maggior parte dei casi. Difficilmente chi non è riuscito a superarla ne è mai uscito vivo, e coloro che l’hanno fatto non sono sopravvissuti a lungo, comunque.
Non sono mai stata particolarmente preoccupata per Bahe, sebbene ognuna di quelle prove potesse rivelarsi letale in qualsiasi momento. Sapevo che era pronto, e sapevo che aveva tutte le qualità che l’Accademia e i draghi richiedono. Inoltre, ha passato tutta la vita a prepararsi per quello che l’aspettava: suo padre era un Cavaliere dei draghi, e finché era in vita, si è occupato personalmente della sua istruzione. Bahe è sempre stato orgoglioso ed entusiasta di seguire le sue orme e, sinceramente, non sono mai riuscita a immaginare alcuna altra strada possibile per lui.
Quanto al mio cammino, invece, mi avrebbe portata dritta dritta al matrimonio che mio padre o i miei fratelli avrebbero ritenuto più vantaggioso, con la sola speranza di essere almeno trattata con umana decenza.
Il mio dovere è stato instillato nella mia mente sin da bambina esattamente come è stato per Bahe, e anche se io non ne ero né orgogliosa né entusiasta, non ho mai avuto alcuna pretesa di cambiarlo, anche se…
Nelle notti in cui sua madre, la mia balia, ci faceva addormentare tra le sue braccia con storie di draghi ed eroi, era facile perdersi a sognare di entrare con lui nell’Accademia, sopravvivere alle prove crudeli dei draghi, e servire il mio regno in un modo diverso, uno che non mi facesse sparire tra le pagine della storia.
Per anni, quando giocavamo insieme, io facevo sempre la Regina e lui il Cavaliere, ma quando gli adulti non guardavano, potevo finalmente diventare anch’io come lui. Una corda appesa a un ramo era il nostro drago dorato: ci arrampicavamo rapidamente e dondolavamo forsennatamente per simulare il volo durante un’epica battaglia, e quando le mani iniziavano a farci male, saltavamo giù, fingendo di essere stati abbattuti dal nemico e di dover lottare per tornare a casa.
Bahe aveva una spada di legno fatta fare per lui da suo padre, ma la lasciava sempre usare a me quando fingevamo di duellare, mentre lui usava un semplice bastone. Abbiamo vissuto mille avventure e cambiato centinaia di giochi, ma quello è l’unico che abbiamo continuato a fare ogni anno, anche quando non eravamo più bambini e i giochi erano solo un ricordo, sebbene non capissi perché insistesse così tanto ogni volta che ci vedevamo… Di sicuro non gli mancava occasione di allenarsi con armi vere dentro l’Accademia.
Solo quando cominciò a correggermi per come i miei attacchi erano troppo impulsivi e lasciavano scoperti punti vulnerabili, o per come bloccavo troppo debolmente e senza mantenere l’equilibrio, capii qual era il suo scopo, e il mio cuore fece una capriola tra lo stomaco e la gola.
Bahe non si stava allenando, stava addestrando me, perché nessun altro avrebbe mai osato insegnare a combattere con pugni, spade e coltelli alla figlia minore del re. Non ce n’era bisogno, dopotutto: a ogni reale viene assegnata una guardia personale che lo segue come un’ombra. Molto probabilmente, quelle mie conoscenze non mi sarebbero mai servite, eppure mi aggrappavo alle sue lezioni con la disperazione feroce di un naufrago in mezzo al mare.

Un giorno, qualcuno le ha insegnato a scrivere e da allora Flavia ha deciso di renderlo un problema per il resto del mondo. Cresciuta tra le migliaia di mondi che i libri le hanno donato, ha trovato la sua casa prima nelle parole degli altri e poi nelle sue e da allora la sua missione è stata quella di poter fare per qualcuno quello che i suoi autori preferiti hanno fatto per lei. Se con la sua scrittura è riuscita a donarvi anche solo un paio di minuti di fuga dalla realtà che vi circonda, allora può dire di aver raggiunto il suo scopo… ma la sua missione non è ancora conclusa, vi aspetta al prossimo racconto!
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Scrivi con una voce matura, evocativa, che fa venire voglia di restare in questo mondo e di proteggere questi personaggi. Davvero, è un inizio potentissimo: se questa è solo l’apertura, non oso immaginare quanto potrà far male (in senso bellissimo) il resto. Sono fiera di te e non vedo l’ora di leggere ancora. ✨🐉
Annina🫶🏻
Sono rimasta completamente ammaliata, affascinata, rapita dalle tue parole e dal mondo che sei stata capace di costruire con esse. Non sono una fan del fantasy, eppure mi sono ritrovata alla fine del paragrafo col fiato sospeso, a domandarmi solo “…e poi? Cosa succede?”.
Hai un dono grande, quello di permettere ai tuoi lettori di sospendere la realtà che abitano per immergersi, anche solo per qualche minuto, in un’altra, meravigliosa: quella nata dalla tua abile penna. Un incipit di incredibile impatto, non vedo l’ora di leggere ancora. Sono profondamente felice e orgogliosa di te, piccola grande Flavi.
Al prossimo capitolo,
tua Ila💜
Ottimo worldbuilding: intriga, è asciutto al punto giusto, chiaro ma non eccessivo, e lascia spazio per approfondimenti nel corso della storia.
Ottima gestione dei personaggi. “La balia della principessa è la moglie di un cavaliere dei draghi” è un’idea ben strutturata, che apre a un contesto politico ben congegnato.
L’idea che emerge con forza è quella di una ragazza dal destino manifesto, che non si riconosce pienamente in esso ma che, per ora, lo accetta: un tema attuale, ricco di sfaccettature.
Infine, il linguaggio usato è molto immaginifico: ti trasporta in un mondo diverso e ti fa sentire lo stato d’animo della narratrice — senso del dovere, amore, destino o libertà. Sono questi i dubbi che rendono questa prima parte il possibile inizio di qualcosa di magico.
In conclusione… ottimo lavoro, Flavia. Continua così: non vedo l’ora di leggere il seguito.