Spider-Man: Brand New Day, una ragnatela solitaria

Con “Spider-Man: Brand New Day”, Tom Holland torna a vestire i panni dell’Uomo Ragno in un capitolo più solitario e maturo, segnato dal cambiamento e dal peso delle proprie scelte. Tra nuovi antagonisti, vecchie conoscenze e l’esordio sul grande schermo del Punisher di Jon Bernthal, il film intrattiene ma resta troppo spesso in superficie, incapace di sfruttare fino in fondo idee e personaggi

Spider-Man è senza dubbio uno dei supereroi più amati dell’universo Marvel. Lo dimostrano non solo i fumetti, ma anche il numero impressionante di adattamenti cinematografici dedicati all’Uomo Ragno negli ultimi vent’anni. Con Spider-Man: Brand New Day, Tom Holland torna a indossare la celebre tuta rossa e blu nel quarto capitolo della sua saga personale, riprendendo il filo degli eventi lasciati in sospeso dal film precedente. È la prima volta che una saga cinematografica live action dedicata all’Uomo Ragno arriva al quarto capitolo. La saga di Spider-Man con Tobey Maguire, diretta da Sam Raimi, si era fermata al terzo film, mentre quella con Andrew Garfield addirittura al secondo.

Fin dal suo debutto nel Marvel Cinematic Universe, il Peter Parker interpretato da Holland è sempre stato rappresentato come il classico “amichevole Spider-Man di quartiere”: un ragazzo gentile, altruista e con la battuta pronta, più vicino alla quotidianità che all’epicità di altri eroi Marvel. Anche in questo capitolo il personaggio rimane fedele a questa impostazione, ma la storia prova ad aggiungere un lato più maturo, mettendolo di fronte alle conseguenze delle sue scelte e al peso della solitudine.

Proprio la solitudine è uno dei temi centrali del film, insieme al cambiamento. Peter si ritrova a dover affrontare una nuova fase della sua vita, lasciandosi alle spalle l’adolescenza per entrare definitivamente nell’età adulta. Il cambiamento, però, non è soltanto emotivo: riguarda anche il suo rapporto con il proprio corpo e con i poteri, entrambi coinvolti in un’inaspettata trasformazione. È un’idea interessante, che avrebbe meritato maggiore approfondimento.

Uno dei principali antagonisti rappresenta inizialmente uno degli aspetti più intriganti della pellicola. La sua capacità di insinuarsi nella mente delle persone e impossessarsi dei loro corpi attraverso la telepatia crea una curiosità costante nella prima parte del film, lasciando lo spettatore con il dubbio su chi possa essere realmente il nemico. Purtroppo, quando la sua identità viene rivelata nel corso della storia, gran parte del mistero si dissolve e il film finisce per seguire binari molto più convenzionali, perdendo buona parte della forza costruita fino a quel momento.

Ad affiancare Spider-Man troviamo alcuni volti già conosciuti del Marvel Cinematic Universe, come Bruce Banner, alias Hulk, ma soprattutto una delle novità più attese dai fan: l’esordio sul grande schermo del Punisher interpretato da Jon Bernthal, che conferma ancora una volta di essere perfetto nel ruolo grazie alla sua forte presenza scenica e al carisma che riesce a trasmettere. Il rapporto tra Frank Castle e Peter Parker è probabilmente l’elemento più riuscito del film: i due danno vita a dinamiche divertenti e coinvolgenti, quasi da buddy movie, creando una chimica che funziona molto bene e che avrebbe meritato ancora più spazio.

Il problema principale è che nessuno dei personaggi secondari viene realmente sviluppato. Nonostante una durata superiore alle due ore, il film dedica poco tempo ad approfondire motivazioni, rapporti e conflitti, lasciando molti personaggi appena abbozzati. È un limite che si fa sentire soprattutto nella seconda parte della pellicola, dove il ritmo rallenta e la lunghezza complessiva diventa evidente.

Dal punto di vista tecnico, Spider-Man: Brand New Day offre ciò che ci si aspetta da una grande produzione Marvel. Gli effetti visivi sono di buon livello, le sequenze d’azione risultano spettacolari senza cercare continuamente di superarsi e la regia svolge il proprio compito con professionalità. Tuttavia, manca quella scena davvero memorabile capace di distinguere il film dagli altri capitoli del genere.

Il messaggio che la storia vuole trasmettere è chiaro: il cambiamento è inevitabile e affrontarlo completamente da soli può portare a essere sopraffatti. Per questo è fondamentale poter contare sulle persone che ci sono vicine, siano esse amici, familiari o alleati. Un tema universale e condivisibile che, però, rimane spesso sullo sfondo senza essere sviluppato con la profondità che avrebbe meritato.

Nel complesso, Spider-Man: Brand New Day sembra aver soddisfatto buona parte dei fan dell’Uomo Ragno, come dimostrano l’entusiasmo del pubblico e gli straordinari incassi registrati nei primi giorni di programmazione. Tuttavia, il successo al botteghino non coincide necessariamente con la qualità dell’opera. Si tratta di un cinecomic piatto e poco coraggioso, che segue formule ormai consolidate senza riuscire a lasciare un segno particolare. Una pellicola d’intrattenimento che si guarda senza fatica, ma che difficilmente verrà ricordata tra le migliori dedicate all’Arrampicamuri. In definitiva, è un film di supereroi come tanti altri: competente nella realizzazione, ma incapace di sfruttare davvero il potenziale dei suoi personaggi e delle idee che introduce, facendo, per usare un gioco di parole, davvero fatica a “cavare un ragno dal buco”.

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