Cosa unisce una DeLorean lanciata nel tempo, la doppia elica del DNA e una testimonianza in un’aula di tribunale? Un intreccio di cause, effetti e coscienza. Questo articolo esplora “Ritorno al futuro” come metafora multidimensionale: tra entanglement narrativi, biologia e linguaggio. Perché ogni storia — anche la nostra — può riscrivere passato, presente e futuro
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Ritorno al futuro (Back to the Future, 1985) è un film cult diretto da Robert Zemeckis e scritto da Zemeckis e Bob Gale. È il primo capitolo di una trilogia che ha segnato profondamente la cultura pop degli anni Ottanta.
Il protagonista, Marty McFly (Michael J. Fox), è un adolescente che viene accidentalmente trasportato nel 1955 grazie a una macchina del tempo costruita dal suo eccentrico amico scienziato, Doc Emmett Brown (Christopher Lloyd). Interferendo con l’incontro tra i suoi futuri genitori, Marty rischia di compromettere il proprio avvenire e deve trovare un modo per farli innamorare e tornare al 1985.
Prima ancora di Interstellar (Christopher Nolan, 2014) o di Everything Everywhere All at Once (The Daniels, 2022), Ritorno al futuro mostra come, modificando la trama spazio-temporale, nulla sia come prima e tutto cambi a cascata, su più livelli: da quello umano a quello degli oggetti fino all’ambiente.
La fisica quantistica potrebbe definire questo film una vera e propria dimostrazione dell’entanglement (letteralmente: intreccio).
Non c’è bisogno di costruire una macchina del tempo per viaggiare nel presente e nel futuro: esiste già la nostra coscienza, generata dal sistema biologico mente-corpo ed è ancora priva di imitazioni digitali, capace di produrre, alla velocità della luce, modelli di passato che risalgono a decenni addietro e, in parallelo, scenari futuri che superano persino una nostra eventuale proiezione di morte.
Lo si vede nella realtà giuridica e processuale, reale o cinematografica che sia: formulare una nuova tesi investigativa o una diversa dinamica dei fatti modifica la posizione relativa di tutti gli agenti coinvolti. Così, ogni volta che si “torna indietro nel tempo” con un testimone, cambiano anche il passato, il presente e il futuro degli altri.
Lo si vede anche in biologia: il DNA è il grande filo conduttore che orienta le cellule nello spazio-tempo. La sua doppia elica intrecciata richiama — per analogia — le dimensioni attraverso cui, in Interstellar, Matthew McConaughey fluttua per rimettere in ordine passato e futuro in una prospettiva cosmica di entanglement.
La coscienza umana è la vera macchina del tempo: l’intreccio multidimensionale del DNA — che, come un orologio, scandisce ogni giorno i cicli di ciascuna nostra cellula e delle cellule microbiche che ci abitano — affiora, sotto forma di ologrammi fluttuanti, nella rete neurale, aprendoci una finestra sui processi in corso dentro di noi.
L’intreccio multidimensionale del DNA, pellicola magica che registra e ricicla la coscienza universale dei millenni, è capace di rigenerare, nel neonato, il sistema mente-corpo, che si sintonizza con il cosmo circostante, riattivando in ciascun individuo il flusso delle idee — rapido come gli elettroni — e il flusso degli ormoni, che fa scorrere nel sangue le emozioni, in dialogo con le molecole inorganiche con cui entriamo in contatto.
La comunicazione tra esseri umani è, in fondo, una sintonizzazione cosmica: cambi l’ordine delle parole e ne cambiano le traiettorie, dalle idee fino alle molecole chimiche.
Come ricorda Galimberti citando Edward O. Wilson, «l’essere umano è una forza geofisica, capace di modificare l’ambiente circostante». Una sorta di “macchina dello spazio-tempo”, come suggerisce anche la celebre Time dei Pink Floyd: un brano sul fare e disfare progetti, sull’intraprendere o rinviare percorsi mentre il tempo scivola via.
In fondo il nostro viaggio — come in Ritorno al futuro — si fa e si disfa, proprio come il codice genetico.

Andrea Ciavaglia è un fanese classe ’81. Dopo il diploma al Liceo Classico, si dedica agli studi sanitari e, dopo la laurea in medicina, entra nella rete della medicina del territorio. Dalle guardie mediche nella provincia di Pesaro e Urbino, giunge alla medicina generale, dove scopre inaspettatamente che “il corpo umano è una macchina quantistica che va a sangue”. Comincia così per lui un nuovo viaggio, dentro sé stesso, da fare assieme… perché “non è la storia che spiega il corpo… ma è il corpo che spiega la storia”.
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Non so bene cosa sono stato nel passato più o meno recente, non so bene cosa sono adesso, nel presente, e non trovo le parole per descrivere o immaginare quello che sarò, nel futuro più o meno prossimo, se ce l’avrò. La parola per comunicarlo mi fa enorme difetto. Mi rimane un dubbio: avrò modificato il mio microcosmo ?
continuamente il macrocosmo modifica il microcosmo e viceversa, la parola “magica” in tutti i sensi è collegata punto – punto con le cellule , attraverso le dimensioni parallele, questa è la suggestione per ampliare la nostra coscienza