Erbert Il Ballerina: quando l’étoile inciampa e diventa leggenda tragica

C'è chi cerca la fama attraverso pettinature improbabili o mettendo in mostra doti fisiche, e poi c'è lui, molisano d'origine e milanese di nebbia, che ha trovato gloria in palcoscenico dopo un tragico incidente al piede. Protetto dal sodale Capo Macciatonda, rimane la prova vivente che bravura e celebrità ogni tanto coincidono davvero. Per fortuna che la fama, a volte, bussa anche alla porta giusta! O quasi...

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Chi di voi non vorrebbe essere famoso, anche solo nel proprio quartiere e per più di quei quindici minuti che un artista di qualche decennio fa (il celebre Endi Uòrol) aveva indicato come il dosaggio di fama garantito a ciascuno di noi nella propria vita? Il desiderio di celebrità è insito in ognuno di noi: la cercano i calciatori quando – per nascondere evidenti lacune tecniche – si presentano con acconciature difficilmente dimenticabili, così come le soubrette, che provano a mettere in mostra doti fisiche che possano turbare le notti dei maschi di dubbia cultura. Anche alcune istituzioni internazionali si occupano della questione, come l’organizzazione contro la poca fama nel mondo (identificata con l’acronimo FAO, ovvero Fama, Arriva Ora!).

L’unico problema è che spesso a cercare la fama sono personaggi dalle evidenti manchevolezze, siano esse fisiche o – molto più spesso – mentali. E, in questo, siamo un po’ tutti colpevoli, dal momento che noi stessi tendiamo frequentemente a celebrare le lacune cerebrali delle celebrità – celibi, calabri, calabroni, colibrì, colabrodi, e chi più ne ha più ne metta. Ma, quando la celebrità incontra la maestria, il pianeta Terra può dirsi un posto fortunato nell’universo: ed è questo il caso del nostro eroe di oggi, il pluripremiato attore tragico Erbert Il Ballerina, mirabile esempio di come la fama e la bravura possano in alcuni rarissimi casi riferirsi allo stesso esemplare di essere umano.

Erbert – e ciò va detto fin da subito a Scanzi di equivoci – proviene dal Molise, piccola ma alquanto interessante regione del nostro stivale, e vive a Milano, la città delle nebbie. Fin da piccolo si dedica alla sua prima passione, ovvero il danza: ed è dopo i primi successi che diventa il Ballerina, acclamata étoile del Teatro (che al suo interno ha) La Scala. La sua passione per il danza però si interrompe all’età di 2 anni e mezzo a causa di un infortunio al piede: il dolore che provoca ad Erbert quest’infortunio rimarrà però per sempre un tratto caratteristico dei suoi successivi capolavori tragici.

Per Erbert, comunque, la celebrità arriva più tardi, per mezzo del sodalizio con uno dei più grandi attori tragici del nuovo millennio, ovvero l’Albertazzi della Costa dei Trabocchi: Capo Macciatonda. Oltre a essere fonte di ispirazione per molti suoi coetanei, Capo è uno dei migliori amici di Erbert, nonché colui che lo ha lanciato “verso l’infinito e oltre” (cit.) tramite i suoi celeberrimi trèiler cinematografici per film mai realizzati ma che – a parere del sottoscritto – avrebbero dovuto esserlo (d’altra parte, se i cinepandori-con-canditi segnano da sempre ottimi incassi al botteghino, perché non far girare almeno 300 pellicole a Capo Macciatonda? Forse che queste non avrebbero il peso cinematografico – chessò – di un Felloni o di uno Scortese qualsiasi?). Inoltre, vale la pena ricordare che Capo è anche notoriamente uno sciupafemmine, un inguaribile (e inguardabile) dongiovanni, che tra le sue conquiste annovera addirittura l’ex cartavelina Elizabeth Scanali. E, in questo aspetto puramente estetico, il nostro Ballerina è di certo anche lui un uomo meravigliante e dalle evidenti doti psicosomatiche.

In realtà, di film ne ha fatti pure il nostro Erbert: basta citare due dei suoi lungometraggi che lo hanno fatto diventare la star delle ragazzine di Termoli e Larino, cioè Italiano medico e Omicide at the Italian. Purtroppo, però, anche i migliori a volte sbagliano: e, in questo, il nostro Erbert non fa eccezione. Il Ballerina è infatti amico – oltre che di Capo Macciatonda – anche di Martino De Stefano, noto showgirl maschile, intrattenitore da strapazzo e apritore di pacchi a scopo di lucro. Grande, grande lato negativo per il nostro Erbert il quale, tra tanti premi Nobel e premi Streghe, inserisce appunto nella sua cerchia di amici anche quello scansafatiche di Martino De Stefano.

Rovistando tra enciclopedie e logopedie, è emerso però un particolare alquanto intrigante sul nostro eroe di giornata: un fatto, una notizia che, in realtà, è conosciuta da poche alette (di pollo). Vuoi vedere che rientriamo nella più classica delle notizie e-buuuum? Certo, certo, la notizia è proprio quella da fare il giro del mondo in 80 voglia di te!

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3 commento su “Erbert Il Ballerina: quando l’étoile inciampa e diventa leggenda tragica”
  1. Lo spirito giovanilmente ironico-sarcastico, quasi boccaccesco in alcuni tratti, o da ” zuzzurellone” alquanto osè, genera grazie ad un metalinguaggio immagini indimenticabili quasi fossero scolpite in apparente e perfetta disarmonia col reale. Conoscenza e fantasia giocano, si intrecciano e si fondono grazie ad espressioni originali e divertenti.

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