Nei sotterranei dell’Opéra di Parigi si aggira un’ombra inquieta, geniale e tormentata: è il Fantasma dell’Opera. Figura leggendaria nata dalla penna di Gaston Leroux, simbolo del doppio e della maschera, incarna le contraddizioni umane tra bellezza e orrore, amore e ossessione. Attraverso romanzo, musical e cinema, la sua storia ha sedotto generazioni. Ma chi è davvero Erik, l’uomo dietro la maschera?
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Palco, sipario, quinta. Nei sotterranei dell’Opéra di Parigi abita un’oscura presenza che aleggia beffarda e infesta il teatro. È il Fantasma dell’Opera. Un mostro e un mito.
Come nella migliore tradizione pirandelliana, il tema del doppio, della maschera, del personaggio che rappresenta e dell’uomo che vi si cela dietro, ha imperversato – nella cultura di nicchia prima e di massa poi – per gran parte del secolo scorso.
Fra i personaggi di fantasia che meglio hanno incarnato lo spettro del doppio, e spettro d’eccellenza anch’esso, vi è il Fantasma dell’Opera, un gentiluomo d’altri tempi, avvolto nel mistero, che vive e lavora in un teatro tetro e baroccheggiante, dove il confine tra scherzo e realtà è sottile, confuso.
Ma il Fantasma dell’Opera, nato dalla penna dell’autore francese Gaston Leroux e divenuto poi eroe popolare con il musical di Andrew Lloyd Webber, con, in mezzo e pure dopo, numerose trasposizioni cinematografiche e televisive, è molto più della sintesi delle fragilità e delle contraddizioni della condizione umana – tant’è che egli stesso deve calarsi nella parte del “mostruoso fantasma” per poterla accettare e sopportare – è in aggiunta una metafora della vita, spesso costellata da sfortune, ingiustizie e insidie, e dell’amore di impareggiabile bellezza, nonostante le sfumature cupe! Come cupa è la storia, che rimanendo pressoché invariata in tutte le sue trasposizioni, mantiene un alone di non chiara né definitiva comprensione.
Erik, questo il nome del Fantasma, è il personaggio principale e, a causa della sua deformità fisica, che rende il suo volto brutto e deturpato, vive in uno stato di perenne angoscia, poiché, nonostante le tante altre doti artistiche e intellettive lo rendano altresì superiore ad ogni altro uomo, la mancanza di bellezza fisica non gli permette di vivere serenamente, di avere un atteggiamento sicuro, di essere in pace con se stesso. Questo stato, in cui vive sin dalla nascita, crea in lui dapprima disagio e insicurezza, poi frustrazione e, infine, questi sentimenti iniziali si tramutano in accidia, arroganza, furbizia e finanche sete di vendetta.
Quando poi il suo deficit fisico gli impedisce di raggiungere l’obiettivo più ambito e prezioso, ovvero la conquista della donna amata, ogni gesto si tramuta in rabbia, perfino in violenza verso gli altri. Ecco allora che, nella vicenda, egli finisce per fare uso della celebre maschera bianca, quasi a coprire i difetti del suo viso, ma anche le nefandezze della sua anima!
Quando, durante lo svolgimento della trama, il Fantasma uccide uno dei macchinisti del teatro, scopriamo che probabilmente non è neanche il suo primo omicidio. Ma a cotanta bruttura che affianca la bruttezza, il Fantasma svela poco a poco di essere un vero artista, uno dei più grandi talenti musicali!
Egli tuttavia, invece di reputarsi un artista quale è, si vede solamente come un mostro che non potrà mai essere amato, non accorgendosi che è solo questo a trasformarlo in un mostro a tutti gli effetti. Come un esteta dandy, il Fantasma è sensibile al bello! Più brutto è lui, più in lui sale l’esasperata ricerca della bellezza e della perfezione, anche quella femminile.
Sarà Christine, la bella cantante e la dolce voce lirica, a diventare l’oggetto del suo desiderio. E ad aprire così una folle diatriba sentimentale che sfocerà in una violenta singolar tenzone.
La lotta per un amore rosso di passione, rosso come una rosa.
O come il sangue.
L’epilogo di questa favola nera.

Ilaria Triggiani è laureata in comunicazione istituzionale e d’impresa presso La Sapienza di Roma. Qui muove i primi passi nel giornalismo, scrivendo di costume per la rivista online Bazarweb, diretta da Eugenia Romanelli. Collabora poi con riviste come Elle e Dove Viaggi. Cura l’ufficio stampa regionale per Passaggi Festival e la pubblicazione di due volumi della collana I Quaderni del Consiglio per la Regione Marche. Ama alla follia i gatti e i Pink Floyd. Unico vizio: viaggiare, con la mente e non solo.
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