Cosa pensiamo davvero quando nominiamo Catherine Tramell? Tra tubino, sigaretta e un’accusa sottile, l’articolo smonta il mito “sesso = potere” e la sua presa sull’immaginario collettivo. Dal cinema al web, passando per i nuovi scandali di costume, emerge una domanda scomoda: quanto ci governa ancora quella formula facile e seducente? E soprattutto: che cosa resta dell’icona, quando la bellezza smette di essere un’arma e diventa una scelta?
Se cito il film Basic Instinct, voi, esattamente, a cosa pensate?
A una bella bionda, tubino attillato e abbondantemente scosciato, décolleté, sigaretta accesa e sguardo felino e… e sì, un accavallamento di gambe che ha creato un personaggio, quello della seducente scrittrice Catherine Tramell, reso famosa un’attrice (stiamo parlando di Sharon Stone), contagiato un attore con una dipendenza dagli amplessi (stiamo parlando di Michael Douglas) ed insinuato un pruriginoso dubbio nella mente di un’intera generazione di occidentali maschi alfa con il culto che “sesso” e “potere” siano la formula vera della piena felicità! Ebbene sì, signore e signori, i miti si costruiscono anche così! E il pruriginoso dubbio di cui sopra, ovvero se l’attrice indossasse o meno la tanto blasonata lingerie, è inutile, a questo punto, che andiate di persona a verificarlo su YouTube: il dubbio, ve lo garantisco, vi resterà!
Il fatto è che ogni epoca cinematografica ha le sue icone, i suoi simboli comunicativi e i suoi messaggi sociali e culturali. Il binomio sesso-e-potere, antico quanto atavico, ha alla lunga imperversato non solo nel cinema, ma anche nella letteratura, nei mass media e ancora oggi imperversa indisturbato – pompato dai moderni social e dal web – a giudicare dalla recente bufera di costume che ha coinvolto i Signorini, i Corona e una lista nutrita di giovani manzi umani, di professione aspiranti gieffini…
Se dunque è vero che il mito del sesso-e-potere, se non affascina più ma ancora un pochino stuzzica, poiché il sesso, strumento per esercitare il potere, è strettamente legato al concetto di bellezza, è altrettanto vero che il personaggio di Catherine Tramell incarnava la versione più perfetta di questo concetto. L’attrice che lo interpretava, ovvero Sharon Stone, ha, nel corso della sua esistenza e carriera, intelligentemente deciso di non aderirvi, di non fare solo della bellezza fisica l’unica ragione di vita. Come, chiederete voi? Semplice: non rifacendosi! Bandendo filler, botox, interventi estetici e qualsivoglia strumento che, in cambio di una faccia di gomma, avrebbe annientato per sempre la sua persona!
E sempre a proposito di chirurgia estetica – o, dovremmo mantenere la sua denominazione originale di… chirurgia plastica – non posso non affibbiare a Sharon Stone una menzioncina d’onore per non aver ceduto alla più potente droga femminile moderna – e non sto parlando dello shopping compulsivo! – ma, ahimé, del farsi e rifarsi in continuazione corpo e ancor più viso, fino a diventare irriconoscibili, in cambio di non invecchiare, di migliorare il proprio aspetto e, al contrario, di peggiorarlo, imbruttendo e, colpa delle colpe, trasformando completamente i propri tratti somatici e tradendo la propria identità visuale. Se attrici coetanee della Stone come Demi Moore, Meg Ryan e perfino la divina Nicole Kidman hanno ceduto al bisturi eccessivo e alle punturine compulsive, pentendosi quando il dado era tratto, perché ormai la loro bellezza naturale di cui erano state fortunatamente dotate da Madre Natura era stata rovinosamente sfregiata, Sharon ha saggiamente scelto di non fare il patto col Diavolo ma di accettare la vita che scorre ed invecchiare con grazia! Come lei, anche tante altre… da Julia Roberts a Kate Winslet e, prima di loro, hanno capito che non è il congelarti e il tirarti e il rimpolparti la pelle della faccia che ti farà sembrare meno vecchia e quindi meno brutta, anzi, il lasciar scorrere il tempo ha restituito giustizia a molte attrici di Hollywood che venti-trent’anni fa apparivano solo come delle bellocce sexy, “tutta bontà” e “niente bravura”. Le medesime ora appaiono molto più affascinanti ed intriganti di quando esordirono sul grande schermo.
È perché Sharon e socie, a differenza di altre, hanno compreso che non è la bellezza la chiave dell’attrazione e, di conseguenza, non è il sesso lo strumento del potere. Hanno colto – e la storia lo conferma, anche a livello di carriera – che per resistere alla dura scalata lungo la montagna del potere serve molto di più di una “bella faccia”!
Ecco qua, signore e signori, come si smonta un mito tanto acclamato quanto fragile!
Proviamo ora, invece, a fare una ricerca sul web.
Cerchiamo Sharon Stone: americana, classe ’58, attrice. Venne segnalata per avere un quoziente intellettivo superiore alla media. Si è ripresa da un ictus e da svariati divorzi. Oggi è madre adottiva di tre figli, si dedica all’arte, a svariati progetti culturali e ad attività di beneficenza.
E lo fa con tutte le sue rughe.

Ilaria Triggiani è laureata in comunicazione istituzionale e d’impresa presso La Sapienza di Roma. Qui muove i primi passi nel giornalismo, scrivendo di costume per la rivista online Bazarweb, diretta da Eugenia Romanelli. Collabora poi con riviste come Elle e Dove Viaggi. Cura l’ufficio stampa regionale per Passaggi Festival e la pubblicazione di due volumi della collana I Quaderni del Consiglio per la Regione Marche. Ama alla follia i gatti e i Pink Floyd. Unico vizio: viaggiare, con la mente e non solo.
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