La nazionale italiana di rugby è senza dubbio in ascesa, anche a livello di popolarità. Il tocco magico, quello che può issarla fra le grandi, arriva dalla Nuova Zelanda
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L’ultimo passo. Manca poco per potersi confrontare senza timori reverenziali contro i grandissimi della palla ovale. Nel recente passato si annoverano una vittoria nel Sei Nazioni 2025 e due nel torneo dell’anno precedente. Molte sconfitte di misura, ma anche qualche batosta difficile da digerire. Nonostante qualche battuta di scherno di troppo, di solito ad opera dei soliti leoni da tastiera che affollano il web, l’Italrugby va avanti a testa alta, altissima. Nel ranking spesso si trova in posizioni così nobili che neanche la nazionale italiana di calcio, lo sport che attrae senza dubbio più fondi nel nostro Paese (una parte della responsabilità va anche a quei media, miopi e pigri, che non lasciano spazio “agli altri sport”), può vantare.
Cresce il numero degli appassionati
Dallo Stadio Flaminio di Roma, teatro della storica vittoria 22 a 21 della nostra nazionale contro la Francia, al più capiente Olimpico della capitale. Le ultime edizioni del Six Nations hanno visto lo stadio romano colmo di spettatori; il rugby non è più uno sport di nicchia. I movimenti giovanili ci sono e l’interesse per questa nobile disciplina che insegna i valori della sportività sta crescendo. Adesso serve un passo avanti, il tassello mancante, per issare fino a livelli mai raggiunti nel nostro Paese il seguito per la palla ovale.
All Blacks? No, grazie!
“Il sogno di una vita sta per trasformarsi in realtà”. Il neozelandese Tane Wellington ha anche un secondo nome, Pino. Pochi lo sapevano e deriva dalle sue origini italiane, fino a pochi giorni fa ai più sconosciute. Pino ha scoperto durante l’adolescenza di avere un nonno di Poveromo (Massa Carrara). La fine dell’ascendente di Tane è stata tanto sfortunata quanto coerente con le sue stesse origini. Perì durante una battuta di caccia, divorato da quel cinghiale a cui aveva appena puntato il fucile. La storia ha talmente colpito Tane da spingerlo al veganesimo e, in onore delle sue radici toscane, si è offerto alla nazionale italiana.
Vamos, Tane!
Se serviva una mano al movimento rugbista per ergersi a livelli insperati, eccola servita dal destino su un piatto d’argento. Alto due metri per 120 kg, Tane “Pino” Wellington ricorda nientemeno che il compianto Jonah Lomu. Capace con la sua stazza ed abilità di resistere a svariati placcaggi e come un treno involarsi verso la linea di meta. Un nuovo tormentone sta accompagnando le serate del dopo allenamento della palla ovale: Vamos a la playa (haka edition) – Te placco sulla playa. Presto ci sarà un po’ di All Blacks nella nazionale italiana. Francia e Irlanda sono avvisate.

Matteo Landi è un bancario (etico) toscano con la passione per la scrittura e lo sport, soprattutto quello dei motori. Ha collaborato per anni con una testata giornalistica generalista, prima di fondare il blog www.racereporter.net. Scrive di attualità e a volte si diverte a esagerare con la fantasia. Spetta ai suoi lettori capire quando la realtà si trasforma in burla. Amante anche della buona musica, “quella fatta con gli strumenti musicali”, come dice lui. Ma questo è un altro lato della sua Luna…
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