L’ultima notte di Laura Palmer: sesso, sangue e redenzione

Twin Peaks, sangue e segreti lungo il fiume: Laura Palmer viene trovata morta, nuda e avvolta nella plastica. Sesso, droga e rituali perversi rivelano l’orrore nascosto sotto la superficie tranquilla di una cittadina americana. Tra Bob, il demone interiore, e la figura di Gesù, la morte di Laura diventa simbolo estremo di sofferenza e redenzione

IMMAGINE GENERATA CON IA

Nuda, avvolta nella plastica trasparente e ritrovata da un pescatore sotto una roccia, lungo gli argini sassosi del fiume che bagna la cittadina di Twin Peaks.

L’autopsia ne constaterà la morte per emorragia provocata da numerose ferite da corpo contundente. Sulle spalle e sulla lingua della ragazza segni di morsi, forse autoinflitti. Ai polsi e alle caviglie lesioni provocate dalla corda con cui è stata legata. Nel sangue tracce di droga. Il decesso è avvenuto di notte, indicativamente tra mezzanotte e le quattro. Nelle ultime 12 ore la ragazza ha avuto rapporti sessuali completi con almeno tre uomini.

Sul luogo del delitto, un vecchio vagone ferroviario abbandonato nei boschi, verrà trovato un mucchietto di spazzatura con sopra una catenina con mezzo cuore d’oro. Lì vicino un pezzo di giornale con la scritta “Fire walk with me” (in italiano “Fuoco cammina con me”). La scritta è stata fatta con il sangue.

Così Laura Palmer, bella e dannata, stronza e angelica, diventa la protagonista defunta di un serial tv sperimentale e destabilizzante, pieno di concetti astratti ed enigmi metafisici, quasi incomprensibile quando sonda l’universo inconscio dei suoi protagonisti e, di riflesso, quello degli spettatori.

Tutto questo nei primi anni Novanta, contrassegnati da importanti progressi nel campo della medicina preventiva. Diventa più facile diagnosticare una patologia che, se presa in tempo, può essere curata con esiti migliori rispetto al recente passato. Ma la mente umana può ammalarsi tanto quanto il corpo. La psiche disturbata è un argomento tabù che occorre sfatare, anche e soprattutto con il mezzo televisivo.

In Twin Peaks la mente malata è Bob, rilettura in chiave pop del mito dell’uomo nero che popola la mente di ogni bambino. Bob è una creatura infernale, una bestia dantesca. Ma è anche ES, istinto puro nella sua forma ancestrale, priva delle inibizioni e delle regole sociali. Rappresentato dal regista David Lynch con i capelli lunghi e grigi, la barba incolta e vestito con un giubbetto di jeans che odora di sporco, Bob sa però come far godere una donna.

Sì, perché la rielaborazione del mito dell’uomo nero in un adolescente, da poco uscito dagli anni di latenza in cui l’eros è sublimato, si carica di pulsioni sessuali anche forti. Bob abusa di Laura fin dalla sua prima adolescenza, facendo leva sulla curiosità di una bambina che scopre il proprio corpo e diventa donna. Una vita doppia quella della liceale diciassettenne Palmer: penetrata e penetrante. Alla Laura abusata si sovrappone, infatti, la femme fatale alcolizzata, drogata e ninfomane che risucchia chi la circonda nel gorgo della sua perdizione.

Laura Palmer deve morire. Questo è un “must” categorico, una “conditio sine qua non”. Lei lo sa e, infatti, non si ribella mai al proprio destino, lo accetta con dignità. Piange sì, ma non tenta concretamente di reagire. L’unica azione che compie è quella di infilarsi un anello al dito.

La morte della Palmer è in molti aspetti comparabile a quella di Gesù di Nazareth. Innanzitutto la causa del decesso: emorragia. Non c’è una coltellata al cuore o un colpo d’arma da fuoco alla testa. Prese singolarmente, le ferite sui corpi di Laura e Gesù non sono così profonde da provocare la morte, che avviene per la somma di esse. Il corpo, lentamente, perde la sua linfa vitale, il sangue, che fuoriesce dalle lacerazioni della carne.

Sottolineo “lentamente”, perché la morte di Laura e Gesù è accumunata da tortura e agonia. In fondo bastano pochi minuti se non secondi per ammazzare un uomo. Qui, invece, c’è il gusto perverso del carnefice che vuole umiliare la sua vittima per poi esporla al pubblico, come si fa con un trofeo di caccia. Così la carne di un Gesù agonizzante viene messa ad essiccare su una croce di legno, mentre il corpo di Laura, adeguatamente ripulito, va a mollo e galleggia sulle acque del fiume di Twin Peaks.

Altro aspetto comune nelle due morti è il comportamento di Dio che vede, ma non salva né Gesù né Laura perché è fermamente convinto della necessità di queste morti. Gesù, salendo sulla croce, svuota il proprio corpo dei suoi contenuti interiori e lo riempie con i peccati della gente. Quindi a morire dissanguato è il marcio che si annida nell’uomo.

Laura Palmer, invece, decide di morire perché la malattia “Bob”, il cancro della mente, il demone nascosto sotto la pelle, non si impossessi di lei facendola portatrice incolume del morbo. Perché quello di Laura, in fondo, è un suicidio. La ragazza, infatti, potrebbe salvarsi non mettendo l’anello che rende il corpo di chi lo indossa non occupabile da Bob.

Come il più infido dei virus, Bob vuole un corpo fresco e giovane per poi diffondersi, come un’epidemia, tra la gente. La resistenza della ragazza la trasforma così da potenziale carnefice a vittima. Morendo, Laura cerca di arginare la sete di libido di Bob. Morendo, Laura cerca di riscattare la sua anima resa “nera” dalla vita che, suo malgrado, ha vissuto cercando in tutti i modi di farsela piacere. Senza riuscirci, però. Così, mentre il suo cadavere viene ritrovato e identificato, l’anima di Laura Palmer ritrova l’innocenza perduta e sale in cielo, verso quella luce bianca ed abbagliante che è la pace.

📖 Letto 51 volte

Vota:

Related Post

Lascia un commento

🌍