Cronaca nera: come la raccontano i media

Dal caso Sarah Scazzi in poi, la cronaca nera diventa sempre più un racconto in diretta: la televisione e i social trasformano i fatti in narrazioni seriali, tra infotainment e show business, coinvolgendo opinionisti, esperti e pubblico in un “Cluedo” permanente. Anche YouTube alimenta una programmazione parallela che può incidere sulla percezione dei casi. Resta una domanda: quanto l’esposizione mediatica finisce per influenzare i fatti stessi e le indagini?

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Tutto è iniziato con una telecamera che indugia sulla tovaglia ricamata in un salotto di Avetrana. È il 2010 e la trasmissione Chi l’ha visto? è in collegamento con la madre di Sarah Scazzi, in quel momento ancora una ragazzina scomparsa, quando Federica Sciarelli comunica in diretta il risvolto drammatico della vicenda. Ogni appassionato di cronaca nera e, soprattutto, del modo in cui i media la raccontano si accorge che in quel momento sta cambiando tutto.

L’indugio delle telecamere sui particolari del salotto e sul volto della madre della vittima, in quel momento impassibile e comprensibilmente sotto shock, è solo la cornice di un racconto che si sta svolgendo sotto gli occhi dei telespettatori e non più nella stanza di un commissariato o in un’aula giudiziaria. C’erano state confessioni in TV di delitti atroci, come quella raccolta dal giornalista Pino Rinaldi da Ferdinando Carretta, che durante un’intervista confessò di avere ucciso la sua famiglia; ma si trattava di un contenuto registrato e la decisione di mandarlo in onda fu accuratamente ponderata dopo aver avvisato le forze dell’ordine. Nel caso di Sarah Scazzi la storia si stava facendo sotto i nostri occhi e le reazioni in diretta TV dei protagonisti entravano a far parte a tutti gli effetti del racconto fino a rendere anche noi spettatori-attori nella storia.

Se gli attuali mezzi di comunicazione, in primis i social, sottolineano sempre più la potenza del racconto in diretta, non è difficile immaginare che sia proprio la cronaca nera a raggiungere le migliori performance in questo settore. È quindi logico che la cronaca nera permei sempre di più tutti i programmi televisivi e tutte le piattaforme; se fino a qualche anno fa si parlava di infotainment, ossia la fusione tra i generi televisivi dell’informazione e dell’intrattenimento, oggi assistiamo alla trasformazione dei fatti di cronaca nera in vere e proprie serie televisive, con trame avvincenti e costanti colpi di scena. La televisione, in particolare, si è specializzata nel racconto in diretta e da quella lontana sera di Avetrana si è arrivati allo spettacolo quotidiano dei protagonisti della cronaca nera, che sono diventati parte integrante dello show business. Si veda, per esempio, l’avvocato Massimo Lovati che, dopo la revoca del mandato da parte di Andrea Sempio nel caso di Garlasco per la sua vicinanza a Fabrizio Corona, ha firmato un contratto con un agente per curare meglio le sue apparizioni mediatiche.

Avvocati, consulenti di parte, opinionisti, genetisti, periti, giornalisti in studio e inviati fanno tutti parte del racconto che si svolge a reti pressoché unificate e in ogni fascia di palinsesto. Il mondo del web è complementare: se il racconto si fa in televisione, i social diventano il palcoscenico dei commentatori e offrono la possibilità a fazioni sempre più ben definite di esporsi, portare prove e proporre tesi in un Cluedo nazionale a colpi di hashtag e meme. Vanno menzionati a parte i canali YouTube dove giornalisti e divulgatori portano avanti con serialità quella che ormai è diventata una programmazione parallela al racconto che si svolge in TV: una narrazione sicuramente più sganciata da logiche editoriali, che conquista un buon numero di seguaci e un discreto livello di credibilità. Gli appassionati possono abbonarsi ai canali per contribuire a sostenere il lavoro degli youtuber, sposando una linea di indagine ed entrando sempre più a far parte del racconto. Non è da escludere che questi canali, sempre più inseriti in una comunicazione incrociata (capita sempre più spesso di vedere gli stessi giornalisti in TV e poi ospiti nei canali YouTube, e viceversa), possano contribuire con il loro lavoro alla ricostruzione di fatti di cronaca sempre più mediatici, aumentando la possibilità per ognuno di noi di entrare a far parte del racconto.

“Vi racconterò […] il modo in cui le indagini hanno influenzato la reazione dei media e della società e il modo in cui i media e la società hanno influenzato le indagini”, recita un passo dell’introduzione di Indagini, uno dei più celebri podcast di cronaca nera e giudiziaria del giornalista Stefano Nazzi. Forse, a questo punto, è il caso di chiederci non solo come il racconto stia influenzando l’informazione, ma anche come la sua esposizione possa influenzare lo stesso fatto di cronaca in un flusso in cui realtà e racconto si mescolano sempre più in salsa Black Mirror.

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