Grande Fratello Vip, anatomia di un revival che sa di déjà-vu

Sembrava che il caso Signorini avesse finalmente dato il colpo di grazia a un format in rianimazione, e invece il “Grande Fratello Vip” è tornato, come se nulla fosse successo. A officiarne la rimozione collettiva è Ilary Blasi, alle prese con un cast di reduci televisivi e dinamiche riciclate. Ne esce un accanimento terapeutico in prima serata, raccontato qui con pagelle semiserie e sarcasmo obbligatorio

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Sembrava che il caso Signorini avesse avuto l’enorme pregio di spazzare via il format ormai in rianimazione del Grande Fratello Vip e invece rieccoci qui. D’altronde l’affaire Signorini, per la televisione italiana, non è mai esistito, non se ne è mai parlato e tutto quello che questo grosso scandalo ha scatenato sul web sembra ora un’allucinazione collettiva di cui dobbiamo tutti dimenticarci in fretta per sintonizzarci sulla nuova edizione. Chiamata a fare da padrona di casa di questa illusione è Ilary Blasi che ha raccolto un cast in parte formato da VIP della prima Repubblica e in parte da personaggi provenienti da altre trasmissioni Mediaset. Ma come sta andando questo accanimento terapeutico in diretta TV? Seguono pagelle semiserie su alcuni dei protagonisti di questa ennesima edizione di cui avvertivamo una mancanza pari a quella di un’epidemia di Covid o del nuovo mandato di Donald Trump.

Ilary Blasi. Lei non ha colpe. Ci prova con tutto l’entusiasmo di chi si è ripreso un palco di cui aveva diritto. Si dà con generosità al pubblico, esuberante e genuina, e ha il grande merito di aver inserito Bad Bunny nella sigla iniziale della prima puntata. Forse per la prima volta i meme più virali sul web vedono la conduttrice come protagonista e non i concorrenti. E questo dice già molto. Speriamo che il flop di ascolti di questa edizione – come quello di altri reality che le sono stati affidati – non porti a picco anche lei. Voto: Unica.

Adriana Volpe e Antonella Elia. Tocca a loro portare in scena la rappresentazione della “dinamica” più collaudata, insieme a quella del triangolo amoroso, di questo genere di format: l’antipatia tra donne dello spettacolo che si trascina da edizioni passate. Alla Elia il merito di aver detto una delle frasi più vere del programma: “Qui è tutta fiction”. Voto: 1, come l’edizione alla quale avrebbero dovuto fermarsi.

Alessandra Mussolini. Incredibilmente è lei a creare i momenti più divertenti all’interno del programma e – messa a confronto con l’opinionista in studio, Selvaggia Lucarelli, – risulta addirittura simpatica (d’altronde alla Lucarelli va riconosciuto il grande talento di far apparire piacevole chiunque si scontri con lei). Poi pensi che siamo testimoni della presenza in uno dei programmi più trash della tv italiana della nipote di Benito Mussolini e smetti di ridere. Voto: 6, almeno sta lontana dalla politica.

Renato/Ibiza/Lucia/Raul/Nicolò. Meritano un voto unico in quanto convocati con un’unica missione, quella di portare all’interno della casa le famose “dinamiche” costruite nei vari programmi di provenienza, coltivate sul web e approdate nella casa. La cosa al momento non sembra funzionare. Si tratta di personaggi che “funzionano” se inseriti in un contesto autoriale ben preciso, un po’ meno se lasciati a galleggiare sui divani con delle IQOS in mano e davvero nulla da dirsi. Voto: 0, come il vuoto cosmico.

Paola Caruso. Per me l’esponente più vivida della tv del dolore. Dà il meglio di sé nel salotto di Verissimo quando racconta le sofferenze d’amore e la sua complicata storia familiare di fronte allo sguardo assente della Toffanin che probabilmente, invece di ascoltarla, si interroga sulla mancata proposta di matrimonio da parte di Pier Silvio. Voto: 4, perché il dolore da salotto funziona sempre, ma solo finché resta a Verissimo.

Selvaggia Lucarelli. Una delle voci più intelligenti e ironiche della televisione italiana che in Rai regge da sola un programma che senza i suoi commenti non avrebbe senso come Ballando con le stelle. Qui forse funziona un po’ meno perché la mancanza di contenuti e la noia affossano anche le critiche più acute. Il grosso elefante nella stanza è però il fatto che, nei suoi articoli, nei suoi podcast e nei suoi contenuti in cui si occupa quotidianamente di scandali e di spettacolo, mai ha menzionato il caso Signorini. A pensare male ora si capisce perché non l’abbia fatto. Voto: non pervenuto. La mancanza di onestà intellettuale dimostrata in questo caso ha fatto cascare le braccia che sostenevano la paletta con il voto.

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