A quarant’anni, il K-pop mi ha sorpresa, diventando poi una passione travolgente grazie ai BTS. Dall’estetica impeccabile degli idol alle coreografie spettacolari, ogni dettaglio è curato con rigore e talento. Il successo globale del K-pop nasce dalla qualità, dalla dedizione e da una comunicazione emotiva e costante con i fan. Un fenomeno che unisce musica, cultura pop e strategia con risultati senza precedenti
La prima volta che il K-pop è apparso nella mia vita avevo 40 anni. Nulla di coinvolgente, solo curiosità mista a tracce di perplessità. Dovevo scrivere degli articoli legati al mio lavoro in ambito cosmetico così ho avviato la classica prima ricerca di informazioni online e le magie dell’Internet (cioè i cookie) mi hanno fatto approdare in Corea del Sud o, per essere più precisi, sul canale YouTube degli Stray Kids.
Io la vedevo, la pelle luminosa di quei ragazzi, era materia mia capirne le strategie di make-up. Lasciavo il PC a medio volume mentre ascoltavo i loro successi Maniac e God’s Menu e studiavo l’armocromia di ogni componente del gruppo. È stato un “incontro didattico”, che si autoalimentava: dal trucco al nuovo colore dei capelli all’outfit osservavo le scelte stilistiche e la mia riflessione era sempre la stessa, e cioè che ogni abbinamento era assolutamente perfetto, e se inizialmente un dettaglio poteva sembrare stonato, inserito nella visione d’insieme dell’artista, risultava impeccabile. (Nel frattempo Maniac e God’s Menu erano diventati per me dei veri pezzoni e me li portavo in cuffia ad ogni passeggiata.)
Ma non era ancora sbocciato l’Amore, quello con la A di ARMY.
Dovette passare ancora un anno. Mi ricordo che per me era un periodo particolarmente impegnativo e avevo delle preoccupazioni. Stavo pulendo il pavimento con Spotify acceso ed è partito random un brano. Mi sono fermata, mocio in una mano e secchio di acqua calda e sapone nell’altra. Io ho sentito le farfalle nello stomaco, le ho sentite proprio volare. È stato come se quel laccio stretto stretto di tristezza che mi causava crampi e gastrite si fosse slegato da solo diventando luce. “Ma che cosa sto ascoltando?” mi sono chiesta. Era Fake Love dei BTS. Non ne capivo una parola. L’ho riascoltata cinque volte di fila. Ma chi erano i BTS?
L’esperienza rimase lì, senza alcun approfondimento successivo perché di tempo ne avevo poco.
Un mese dopo mi concessi una serata di assoluto nulla, o meglio la classica (meravigliosa) serata film-coperta-pigiama-gelato. Optai per un film giapponese di stampo romantico, che raccontava la storia d’amore tra un pugile uscito di prigione e una ragazza cieca. Sigla. Ripartono le farfalle. Shazam. Il brano era Your Eyes Tell dei BTS.
L’Amore sbocciò qui.
Così ho studiato il loro percorso. Sette ragazzi adolescenti che nel contesto iper-competitivo dell’entertainment coreano hanno sudato, studiato, sopportato, provato, prodotto, creato. Sono stati attaccati, ostacolati, oscurati ma loro non si sono arresi e hanno continuato a sudare, studiare, sopportare, provare, produrre, creare. Come gruppo hanno raggiunto traguardi inimmaginabili e irraggiungibili da qualsiasi altro artista, e come singoli professionisti sono diventati sette personalità di spicco, idoli, icone, Brand Ambassadors di caratura mondiale. L’uno nei sette e i sette tutti insieme, reciprocamente e interconnessi. E sempre le ARMY al centro (le ARMY sono il fandom dei BTS). I BTS sono riusciti a creare un forte legame emotivo con il proprio fandom, e lo alimentano con interazioni continue, con dirette streaming ed eventi dedicati. Che poi dietro ci siano le agenzie a battere cassa è indubbio, il pensiero che sia una sorta di recita finemente studiata e che i ragazzi siano sette meravigliosi attori ci sta, e molto probabilmente è così. Ma la coerenza della comunicazione permane invariata da almeno dieci anni. Si può recitare una parte per un periodo così prolungato? Forse il legame reciproco e il rispetto si sono instaurati veramente.
Il K-pop è ora un fenomeno musicale globale. Si può dire che i BTS ne hanno costruito la strada e sono riusciti ad esportarlo nel mondo. Ma a cosa si deve questo successo? Come può un genere musicale attecchire in Paesi così diversi per tradizioni, preferenze, sonorità?
Il K-pop associa in un unico prodotto, dove per prodotto intendo brano musicale, diverse sfere, ovvero musicale, testuale, coreografica, visiva e comunicativa, ognuna delle quali è sviluppata per raggiungere la perfezione.
Musicale: base orecchiabile, ritmo pop. Inserimento di sonorità provenienti da altri Paesi. Ogni brano è orecchiabile, immediatamente memorizzabile, ritmato moderato, facile. Gli artisti allenano quotidianamente la voce e sperimentano, passano dal pop al rap al bel canto e alternano gli stili all’interno dello stesso brano. La capacità vocale è palese perché la tendenza alla perfezione caratteristica del modello coreano impone continue esibizioni live ovviamente prive di playback.
Testuale: i testi sono poesie, li puoi leggere ad alta voce e sembrano prosa. Hanno significato, comunicano, scavano nell’emotività e ti raccontano ciò che trovano.
Coreografica: gli artisti sono ballerini incredibili. Allenamenti dall’alba fino a sera e viaggi di istruzione nel mondo per apprendere nuove tecniche di danza. Fusione di stili nelle coreografie.
Visiva: gli artisti sono splendidi. Il K-pop è uno stile musicale da guardare. Tecniche di make-up da insegnare in tutto il mondo, sviluppo di trend cosmetici, nascita delle tendenze della moda del prossimo futuro. La proposta degli stylist è sempre eccellente e si mantengono pudore ed eleganza.
Comunicativa: il legame con i fandom dei vari gruppi viene finemente costruito e gli artisti interagiscono direttamente con i fan, anche se online o in eventi tutelati e protetti, diventando così presenza quotidiana. Ma non solo comunicazione artista-fandom. Le industrie dell’entertainment coreano hanno seminato in modo strategico per anni online rendendo possibile l’attuale viralità di ogni prodotto. Gli investimenti sono stati elevati, ma minuziosamente pianificati e il ritorno si sta verificando proprio ora, con aumento addirittura del PIL del Paese.
Duro lavoro, capacità indiscusse, competenze, abilità. Direi che il segreto del successo del K-pop nel mondo è la proposta della qualità, che viene ricercata da ciascuno degli attori coinvolti nella realizzazione del prodotto, siano essi di fronte alle telecamere o dietro le quinte a preparare gli artisti.

Miss SaranghaEle ha scoperto il K-pop per lavoro: galeotto fu un articolo da scrivere per una rivista cosmetica e i cookie fecero il resto. I drama coreani, cinesi e giapponesi sono stati per anni la sua medicina, poi l’incontro con Eren Jaeger e Tanjiro Kamado e il suo mondo si è espanso. Ora nelle pause legge manga, manhua e manhwa, principalmente in inglese perché tradotti (ancora) ce ne sono pochi… comprende il lettering a pezzi, ma davanti a quelle tavole è felice.
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