Uomini e Donne: tutto (quello che so) sui tronisti

Nei decenni che hanno visto svanire l’ascensore sociale insieme alla possibilità di sopravvivere lavorando, brilla un sistema valoriale stabile, un universo in cui il percorso per avere successo è chiaro e i processi sono trasparenti. Sotto le luci di uno studio televisivo si trova la panacea di tutti i mali, perlomeno dei millennial

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Sono poche le cose certe e stabili, scarsi i contesti in cui i valori sono consolidati e le regole condivise per la generazione cresciuta a cavallo dei 2000. Perfino l’Europa, totem per chi ha vissuto la caduta del muro di Berlino come un sogno dell’infanzia, viene definita ridicola e superata dai Capi di Stato più potenti al mondo. Siamo la generazione che, pur avendo studiato tutte le “regole del gioco”, si è ritrovata con prospettive ben peggiori rispetto a quelle dei propri genitori, che ha scoperto il precariato prima lavorativo e poi esistenziale, una generazione insomma a cui poche cose riescono ancora a dare una sensazione di stabilità e coerenza.

Nell’”universo mariano”, che vede celebrare il proprio capodanno ogni settembre con la nuova stagione di Uomini e Donne, tutto si ripropone invece esattamente com’era, tutto si muove secondo principi e valori consolidati e condivisi. Le regole sono chiare e il patto con il telespettatore lungimirante: ci sono i tronisti e le corteggiatrici e i due ruoli non si confondono, ci sono quelli che “sono lì per le telecamere” e che poi vengono “sgamati” e quelli arrivati in TV in cerca d’amore e che godranno a vita della generosità di Maria, ci sono le segnalazioni che arrivano dal pubblico (potere democratico dal basso, la vera cittadinanza attiva), ci sono i “malesseri” ma anche i bravi ragazzi in un circo mediatico che però sembra restituire una fedele immagine della società. Un sistema di pesi e contrappesi, un percorso meritocratico da far invidia a qualsiasi ambiente di lavoro post-2007.

Questa stagione, ad esempio, si è aperta con la fulminea salita al trono di un ex partecipante a Temptation Island, creatura della Fascino PGT s.r.l. e incubatore di personaggi utili al travaso in altre trasmissioni della De Filippi. Rosario Guglielmi, tra tutti i suoi compagni di viaggio nei sentimenti, si era particolarmente distinto per garbo. Aveva usato i congiuntivi e soprattutto era riuscito a mostrare reazioni che andassero oltre il mugugno e l’ormai consueto getto della bottiglietta d’acqua contro il muro o il prendere a calcio i cuscinoni. Rosario, vittima di una fidanzata pressante che per testarne la gelosia aveva finto una storia con un tentatore che però è sembrata andare oltre la semplice finta, era stato eletto a ragazzo modello e, in questo consueto fantacalcio estivo, era subito salito nel pantheon dei papabili tronisti. Una volta finito il programma e finita la coppia, la benedizione di Maria non si è fatta attendere ed è arrivata una spettacolare proposta per il trono che giustamente Rosario ha accettato solo dopo alcuni momenti di struggimento interiore (con l’annessa retorica chiave di tutti i programmi “ricomincio da me”). Una volta accettata la proposta, però, Maria ha scoperto che la relazione tra Rosario e la sua fidanzata non era finita e che il ragazzo aveva cercato di non far uscire questa notizia per partecipare al programma. La risposta mariana non si è fatta attendere: invito a partecipare alla trasmissione con lo sbugiardamento in diretta e conseguente abdicazione. Maria che restituisce una parvenza di giustizia, rivendicando l’orgoglio di tutte le ragazze ghostate dai finti bravi ragazzi.

Certo, questo è solo l’ultimo esemplare di tutta una serie di tronisti che hanno fatto la storia di questo programma. Si è passati dal classico Costantino Vitagliano che ha incarnato la carriera in ascesa del tronista fino al grande schermo, alla più discussa Sara Affi Fella (colei che durante le esterne con i corteggiatori nascondeva il fidanzato nell’armadio). La figura stessa del tronista è cambiata negli anni, dall’essere un trampolino di lancio per durature carriere che andavano ad arricchire il sottobosco televisivo a punto d’arrivo della carriera di influencer di cibi proteici, shampoo bio e skin care coreane. Ma il sistema valoriale e di regole, garantito da una conduttrice forte di una laurea in giurisprudenza, viene reso esplicito e applicato ogni anno.

In un Paese che ha barattato il futuro in cambio di una tranquilla terza età di chi oggi se la può godere, il trono è rimasto un totem sul quale si può contare, le cui dinamiche sono chiare e in cui non si va avanti per tessere di partito o parentele. Perché c’è Maria che tutto fa e tutto decide, che dà rilievo a chi se lo merita e radia dagli studi Mediaset chi prende in giro il programma e la fiducia dei telespettatori. C’è il pubblico che assiste ogni anno al ripetersi del miracolo in salsa neomelodica della scelta, ci sono le rivalità ma c’è sempre più spesso anche la solidarietà tra le corteggiatrici, c’è Tinì che fa l’oroscopo (altro importante punto di riferimento dei millennial), c’è Tina che commenta e interagisce divenendo parte della narrazione e c’è Gianni che… (beh, si dice, no? “sei utile come Gianni Sperti”).

Per il tronista, in una società dove la cosa più impegnativa su cui investire è un abbonamento annuale in palestra, lo studio Mediaset diventa una comfort zone dove assistere alla messa in scena di tutte le insicurezze e fragilità di noi millennial. Un’altra cosa non è mai cambiata: non esistono tronisti tra gli over. Gli over si distinguono solamente in cavalieri e dame. Il trono rimane peculiare dei giovani.

Vi siete presi il Servizio sanitario nazionale, il sistema pensionistico favorevole. Lasciateci i tronisti così almeno, per poco più di un’ora, non ci pensiamo.

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