In “The Flash” il supereroe che corre alla velocità della luce diventa la metafora della nostra mente-corpo, una macchina del tempo che genera e registra l’esperienza mentre la vive, saltando continuamente tra passato, presente e futuro, in cui il nostro sistema mentale affastella scenari, li mescola e, per tentativi ed errori, sceglie una rotta, invitandoci a riconoscere il nostro superpotere di modificare la realtà con pensiero e azione e ricordandoci che, da un grande potere, derivano grandi responsabilità
The Flash è un film del 2023 diretto da Andy Muschietti, basato sull’omonimo personaggio della DC Comics e distribuito da Warner Bros. Pictures, con Ezra Miller nei panni di Barry Allen / Flash, affiancato da Sasha Calle e da Michael Keaton nei panni del “primo” Batman. La trama del film prende ispirazione dalla serie a fumetti Flashpoint di Geoff Johns e vede Barry / Flash viaggiare indietro nel tempo per prevenire la morte di sua madre, con l’effetto di innescare una serie di eventi indesiderati.
Il film del supereroe che corre alla velocità della luce e quindi può viaggiare nel tempo diventa una pellicola illuminante, se più che dal punto di vista del personaggio mascherato la si guarda dal punto di vista della mente stessa.
La mente-corpo, infatti, è un sistema che genera l’esperienza e la registra contemporaneamente al generarla: va alla velocità della luce. Quindi il supereroe che Flash rappresenta è il superpotere della mente stessa, che tutti i giorni, in tutti noi, va avanti e indietro nel tempo e, “come un navigatore satellitare”, recupera scenari del passato, li riproietta nel futuro, poi ne sceglie uno e lo mette in pratica.
Tutto questo avviene in multitasking, portando avanti più processi contemporaneamente, più di quanti ne possa gestire un computer quantistico. Se trasportiamo le immagini con cui il regista Andy Muschietti rende gli spostamenti multidimensionali del supereroe alle nostre percezioni dell’inconscio, possiamo trovare una straordinaria coincidenza nella confusione con cui il nostro “navigatore mentale” affastella proiezioni, mischiandole una sull’altra prima di scegliere quella da seguire.
È da cineteca la metafora culinaria delle intersezioni spazio-temporali che l’invecchiato Michael Keaton-Batman propone quando entra in scena nella sua cucina in disuso: lo spazio-tempo è come un intricato piatto di spaghetti.
Tanto è intuitiva e illuminante questa similitudine che, adottando il punto di vista del “sistema mente-corpo come macchina del tempo”, ciascuno di noi può acquisire la consapevolezza di rappresentare la tecnologia più sofisticata dell’universo noto, capace di condizionare le trasformazioni dell’energia, seppur in modo confusionario, per tentativi ed errori.
Flash, infatti, è anche il supereroe dei contrattempi. Del resto, nella mente-corpo che viaggia alla velocità della luce è un attimo inciampare o pestare una buccia di banana, poiché la mente associa gli elementi che ha a disposizione nel contesto alla velocità della luce e in ordine casuale. Anche la resa scenica dei continui contrattempi dell’eroe trasmette ironia e compartecipazione.
Quindi il superpotere della macchina mente-corpo, che mischia tutto per tentativi ed errori, è un superpotere comico. Un superpotere che abbiamo tutti e che ci deriva dalla natura stessa dell’energia di cui siamo espressione, un’energia che si trasforma per tentativi ed errori, senza un metodo: come diceva Napoleone a chi gli chiedeva come si vincono le battaglie, “si comincia e poi si vede”.
Che significato può assumere, dunque, il diploma di maturità se non quello di prendere consapevolezza del superpotere della macchina del tempo mente-corpo? È una vera e propria illuminazione, la cui ignoranza ci condanna al rischio altissimo di perderci nella nostra stessa progettazione mentale e poi di mettere in atto quegli stessi ragionamenti miopi e scellerati in cui ci siamo perduti, per la non consapevolezza, appunto, di avere in sé un potere enorme di modificare lo spazio-tempo con il pensiero e l’azione, rischiando ogni volta di creare squilibri.
Ogni giorno leggiamo sui giornali di omicidi o suicidi commessi con metodi fisici, chimici o batteriologici: squilibri attribuiti a imperscrutabili “deliri lucidi o inconsci” che potrebbero invece essere indagati come perdite di rotta, dovute all’ignoranza del senso del sistema mente-corpo come navigatore che cerca la strada giusta da scegliere nel contesto in cui è immerso.
“Da un grande potere derivano grandi responsabilità”, per chiuderla con una citazione da supereroi. Ebbene, The Flash, visto dal punto di vista del “sistema mente-corpo”, ci fa percepire che tutti noi abbiamo il superpotere di modificare lo spazio-tempo; proprio per questo non dobbiamo perdere l’equilibrio.

Andrea Ciavaglia è un fanese classe ’81. Dopo il diploma al Liceo Classico, si dedica agli studi sanitari e, dopo la laurea in medicina, entra nella rete della medicina del territorio. Dalle guardie mediche nella provincia di Pesaro e Urbino, giunge alla medicina generale, dove scopre inaspettatamente che “il corpo umano è una macchina quantistica che va a sangue”. Comincia così per lui un nuovo viaggio, dentro sé stesso, da fare assieme… perché “non è la storia che spiega il corpo… ma è il corpo che spiega la storia”.
📖 Letto 75 volte

The Flash come illuminazione e articolo alfiere del Nuovo Umanesimo che sta nascendo proprio qui nella vecchia Europa: un invito a cena alla Silicon Valley!