Madonna e il ballo che cambiò il pop: l’eredità di “Vogue”

Prima che fosse una posa da red carpet, “Vogue” è stato un ballo nato nei club LGBT di New York e trasformato da Madonna in un manifesto pop. Partendo dal suo passato di ballerina, l’articolo racconta come Miss Ciccone abbia imposto un nuovo standard: usare il corpo, il video, lo scandalo, il sacro e il profano per riscrivere l’immaginario del femminile. “Vogue” è il momento in cui una danza di nicchia irrompe nel mainstream e Madonna si consacra come una delle icone più decisive dell’immaginario pop contemporaneo

Vogue, “la moda”, ma la canzone non riguarda la moda in sé, bensì un ballo che andrà di moda solo dopo questa canzone, e soprattutto dopo questo video.

In una delle sue notti brave della fine degli anni ’80 al locale Sound Factory nel quartiere Chelsea di New York, Madonna si ritrova a muoversi nelle travolgenti e conturbanti evoluzioni del voguing, un ballo allora diffuso nella comunità LGBT della metropoli. Il giorno successivo, ancora presa dalle movenze e dal ritmo della nottata, compone la canzone Vogue che, assieme all’eccellente videoclip realizzato da David Fincher, lascerà una traccia indelebile nella storia del pop.

Innanzitutto la danza: non è un caso che una delle canzoni più iconiche di Madonna sia dedicata ad un ballo identitario della comunità LGBT. L’artista iniziò la sua carriera non come cantante, ma proprio come danzatrice, a Detroit, nella scuola di danza di Christopher Flynn, omosessuale dichiarato (uno status di non sempre facile accettazione oggi, ancor meno negli anni ’70), che è il primo a vedere in lei grandi potenzialità e anche una non convenzionale bellezza, e le suggerisce di mollare la sua mezza borsa di studio universitaria e di tentare la carriera nella Grande Mela.

Veronica Ciccone approda così nel 1978 a Manhattan per seguire le lezioni del coreografo Alvin Ailey, con soli 35 dollari in tasca e nessun posto dove vivere. Il suonare e cantare in una band – i Breakfast Club – è solo un’attività collaterale che le serve per raggranellare qualche soldo per vivere, così come posare come modella per fotografi e studenti di belle arti e recitare in teatri di quartiere. Nel giro di pochi anni però, grazie a una miscela esplosiva di determinazione, intelligenza, personalità e talento (sì, anche talento, in barba allo snobismo di qualche critico musicale!) conquisterà New York e il mondo intero.

Vogue, uscita nel 1990, è dunque anche un omaggio alle sue origini, dopo il successo planetario di album come Like a Virgin del 1985. Oggi vedere la danza nei video delle star del pop come Britney Spears, Kylie Minogue, Katy Perry, Beyoncé è normalissimo e scontato, ma tutto questo comincia con Madonna, che ha unito il suo background di ballerina al suo lavoro di cantante. Tutto questo, in un periodo in cui MTV stava nascendo e crescendo assieme allo straordinario successo di Madonna, ha fatto sì che diventasse uno standard, un format quasi imprescindibile.

Il video è retrò, in bianco e nero, richiama l’art déco di de Lempicka, la fotografia di Horst e, nei primi piani di Madonna, le pose di Marlene Dietrich e Marilyn Monroe, citate nello spoken word finale della canzone come icone di stile, assieme ad altri grandi come Marlon Brando, Grace Kelly e Ginger Rogers (“They had style!”). Celebra dunque la consacrazione di Madonna come diva alla pari dei grandi del passato: in effetti l’influenza della cantante nella musica, nell’immaginario pop, nella percezione del femminile e della donna nella società contemporanea è così grande che si può senza dubbio affermare che dopo Madonna niente è più come prima.

È stata la prima donna imprenditrice di se stessa nel mondo musicale, fondando anche una sua casa discografica, la Maverick.

Mentre sino ad allora la via privilegiata per guadagnarsi rispetto e credito era stata l’allontanarsi dal femminile, come fu per Janis Joplin e Patti Smith, Madonna si è affermata come donna e femmina all’ennesima potenza, sottolineando la sua sessualità. Questo ha avuto un grande impatto sociale non solo per i movimenti femministi ma per la stessa percezione del femminile nella società occidentale.

Ha sempre dettato le leggi al mercato, anziché subirle. Il mantra della fiorente industria musicale dei decenni precedenti era stato “trova una formula vincente e mantienila con coerenza”, mentre Madonna si è continuamente reinventata dettando lei le mode con lo spaziare, nella sua musica, dal pop alla dance al folk al musical all’elettronica e, per la sua immagine, dall’esibizione diretta della sessualità (si pensi all’album Erotica e all’antologia Sex) al rapporto dissacrante con la religione (come in Like a Prayer o nello scandaloso Confessions Tour, che le valse la scomunica da parte della Chiesa cattolica per vilipendio di immagini sacre) sino all’estremo opposto, alla spiritualità positiva e luminosa di Ray of Light.

Il bianco e nero del video allude infatti anche al contrasto ancestrale tra Bene e Male, luce e tenebra: a partire dal suo nome d’arte, Miss Ciccone ha sempre giocato, in modo spesso scioccante e irriverente, con la simbologia religiosa, passando dalla provocazione blasfema ad un’autentica ricerca di spiritualità attraverso tutte le sfumature possibili e intermedie.

Insomma, il video, realizzato da un David Fincher già noto per i videoclip ma ancora non affermato come regista cinematografico, rappresenta la vera e intima essenza di Miss Ciccone: la danza, il divismo, l’iconicità, lo scandalo, la spiritualità di un’artista che ha combattuto contro tutti gli stereotipi, i dogmi, le rigidità, i muri e ha abbattuto ogni ostacolo pur di affermare se stessa come artista e come donna.

E alla fine anche noi possiamo continuare lo spoken word finale aggiungendo il suo nome a quello dei grandi del passato da lei citati, dicendole: “Madonna, you had style!”

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2 commento su “Madonna e il ballo che cambiò il pop: l’eredità di “Vogue””
  1. Per errore ho dato una sola stella, perché ho toccato inavvertitamente sullo schermo. Bisognerebbe poter correggere un errore.
    Invece ho apprezzato molto l’articolo, soprattutto per le notizie sugli esordi dell’artista, che non conoscevo, ma anche per la scrittura snella, affatto noiosa .

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