Chi ha paura di Medusa? Storia di una donna fra mito e femminismo

Medusa: né mito né brand, ma la folle e irresistibile villain Disney che, con isteria e charme, rivela una verità ironica e universale: in fondo, Medusa siamo tutte noi, donne volubili ma coraggiose, ferite e forti, che a volte pungono per difesa. Perché la vera Medusa, che in greco antico vuol dire 'colei che protegge', merita uno sguardo meno feroce e più affettuoso, persino tenero

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“Parla la boutique di pegni di Madame Medusa”. È proprio lei la Medusa a cui penso se sento questo blasonato nome. Ancor prima del personaggio mitologico, del quadro di Caravaggio, del logo di Versace, dello stesso animale planctonico derivato dalla riproduzione sessuata del molto meno affascinante polpo!

La “rossa di capelli” Medusa non è altro che la villain del noto film di animazione Disney datato 1977 Le avventure di Bianca e Bernie, quello con i due topolini investigatori alle prese con il salvataggio di un’orfanella newyorkese dalle grinfie della stessa Medusa.

Penso a lei perché ancor prima di essere “la cattiva del racconto”, è un’isterica pazza furiosa – cosa che in tempi di politically correct femminista non sarebbe opportuno dire – ma che ahimè, credo che lo siamo un po’ tutte noi donne! E questo la rende estremamente simpatica! Volete maggiori dettagli? Guida spericolata, fissa del trucco-e-parrucco, attrazione per i bling-bling, orrore per gli animali piccoli e schifosi, goffi tentativi di schiavizzazione del partner.

Quale miglior nome si poteva dunque dare ad un personaggio così deplorevole? Medusa, la donna malefica, la strega perversa, la sintesi della perfidia. Medusa, in fondo, siamo un po’ tutte noi.

Eppure il nome medusa trae il suo significato da antiche origini latine e prima ancora greche nel verbo medo, che ha il nobile significato di proteggere.

Stesse origini nel significato dell’altrettanto famosa Medea, donna che divenne pazza e qui allora la riflessione femminista mi pare per un attimo urgente: se nel passato follia era sinonimo di stregoneria, per le donne di allora spesso le cose si mettevano male! Secoli e secoli di lotte per migliorarne le condizioni non sono tuttavia bastati a levare di dosso a Medusa lo stereotipo di essere malvagio e pericoloso.

E se osservassimo meglio il suo sguardo, per scoprirlo in fondo non mortale, come vorrebbe il mito, ma sofferto sotto le inquietanti chiome di serpi. Se trovassimo una donna forte e appassionata, che lotta per difendere ciò in cui crede, una donna libera e intelligente, prima ancora che astuta ed ingannevole. Se riflettessimo che la creatura marina tentacolare, talvolta urticante, ferisce per difendersi, oltre ad affascinare.

“Mi ha morso una medusa”. Mai che si dica “sono io che ho urtato lei”!

E pazienza se lei è stata un po’ stronzetta, volubile, capricciosa. Non è facile vivere nello stereotipo per millenni, diventando emblema di negatività. A me le meduse fanno quasi tenerezza, Medusa sicuramente simpatia.

Sarà perché quando penso a questo personaggio o in egual misura all’invertebrato del regno del mare, penso sempre a me stessa da piccola al mare, ad una piccola bambina di un anno che è in spiaggia per la prima volta e gattona sulla sabbia bagnata, a pochi passi dall’acqua. Il cappellino bianco sulla testa, la carnagione chiara e delicata su cui non hanno ancora mai battuto i raggi del sole e la tempra di chi sa già che dovrà affrontare la dura vita della donna che diventerà.

Solo un costumino di spugna riveste quella piccola bambina, una mutandina che a stento copre il fondoschiena, un costumino semplice, non lezioso. Basico, diremmo oggi. Ma su di esso risalta una scritta che attrae subito l’attenzione. Una scritta.

Medusa

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