Beetlejuice, seducente imbroglione nato dalla fantasia surreale di Tim Burton, è un concentrato di vizi e contraddizioni che, tra ironia grottesca e magia fasulla, smaschera la superficiale ipocrisia del nostro perbenismo quotidiano, rivelandoci quanto mostruosamente umani possiamo essere
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Beetlejuice. Succo di scarafaggio.
Beetlejuice, Beetlejuice… attenti a non dirlo tre volte!
Beetlejuice, Beetlejuice, Beetlejuice! La fossa è stata scossa!
Dal sottosuolo di un decadente cimitero all’inglese, in una cittadina buia che sembra fatta di cartonato, con insegne luminose prese in prestito dalle lucine di Natale, eccolo apparire il nostro amato villain, vestito da carcerato, con le unghie sporche, le occhiaie profonde ed i capelli arruffati.
Mr. Beetlejuice, l’esorcista “al contrario”, lo “spiritello porcello”, uno dei migliori personaggi fuoriusciti dalla mente del fervido eterno sognatore Tim Burton: sadico e sagace, puzzolente e doppiogiochista, furbo e sfortunato ma mai, mai tra i cattivi in circolazione, fino in fondo, pericoloso!
Nella cittadina che sembra il plastico delle medie (ma badate bene, in America queste cittadine che sembrano finte esistono per davvero!), e che ritroviamo anche in Edward mani di forbice – un altro capolavoro burtoniano – quasi a rappresentare la falsità della società moderna, tutta chiacchiere e distintivo, legata più all’apparenza che alla sostanza e dove le persone più autentiche e sensibili fanno fatica a trovare il loro posto, Beetlejuice è l’antieroe più eroico che ci sia, dal momento che le prova tutte per corrompere, truffare e imbrogliare chiunque, talvolta perfino se stesso, pur di uscire dalla maledizione che lo lega al regno dei morti e tornare finalmente in vita!
Contratti, accordi, finti matrimoni: Beetlejuice è la quintessenza dell’imbroglio, né più né meno dei tanti imbonitori che ancora oggi popolano la nostra talvolta greve realtà. Sedicente esorcista, dissimulatore o più precisamente sparaballe, lo spiritello ti attira nella sua rocambolesca trappola con fare convincente, per fregarti poco dopo con uno dei suoi trucchi da prestigiatore da due soldi.
Si svela come uomo d’affari, questo sudicio e grottesco personaggio, un po’ zombie e un po’ fantasmino, e disponendo di molteplici poteri soprannaturali, potrebbe inizialmente terrorizzare, ma la sua “magia nera” ben presto si rivela fasulla (eppure così affascinante) tanto quanto gli effetti cinematografici di stop-motion, sempre cari al regista Burton!
Sboccacciato, guardone e molto amante delle donne – vive o morte che siano – Beetlejuice è il villain tragicomico che, nonostante il suo viscido essere, muove ogni tanto a compassione anche il più perbenista. Rivela infatti, sebbene in maniera impacciata, tutti i nostri difetti, le nostre mancanze, le debolezze che quotidianamente cerchiamo di tenere a bada o di camuffare con mille stratagemmi, mille travestimenti, in quel gioco delle parti buffo e spietato che è la vita!
Come le braccia di Beetlejuice si allungano all’infinito, così vizi e cattiveria ci afferrano e stringono nelle loro spire perverse: sta a noi prevalentemente districarci tra bene e male.
Ma, di tutto quanto, questo è il messaggio più vero: talvolta il male, con la sua esistenza, può rivelarsi un utile strumento di riconoscimento del bene che, al contrario, troppo spesso è colui in cui si camuffa il perbenismo. E ad usufruirne più volentieri, di questo strumento prezioso, sono proprio coloro che dalla società sono male accetti: gli strampalati, i controcorrente, gli sfigati, i troppo strani… Sono loro che, con la loro ipersensibilità e superfantasia, lottano e soffrono più degli altri per il diritto di esistere per come sono davvero!
Di questo monito Beetlejuice è vittima e artefice, e in un modo o nell’altro non si può non amarlo! Esageratamente considerato horror, imprecisamente definito dark, lo spiritello dai capelli verdi, di professione assistente per l’Aldilà, non è altro che quell’insieme di contraddizioni che siamo tutti noi: in bilico precario sulle nostre esistenze, molto curiosi della morte, troppo attaccati alla vita!
Beetlejuice, succo di scarafaggio: un concentrato di mostruosità!
Beetlejuice! The juice is loose!

Ilaria Triggiani è laureata in comunicazione istituzionale e d’impresa presso La Sapienza di Roma. Qui muove i primi passi nel giornalismo, scrivendo di costume per la rivista online Bazarweb, diretta da Eugenia Romanelli. Collabora poi con riviste come Elle e Dove Viaggi. Cura l’ufficio stampa regionale per Passaggi Festival e la pubblicazione di due volumi della collana I Quaderni del Consiglio per la Regione Marche. Ama alla follia i gatti e i Pink Floyd. Unico vizio: viaggiare, con la mente e non solo.
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E’ fuori discussione : Beetlejuice concentra in sè tutti gli ingredienti che ci fanno stare attaccati alla vita ed apprezzarla nelle sue più svariate situazioni e, nello stesso tempo, ci fanno desiderare o respingere l’idea ed il dramma della morte. Quadretto scanzonato e realistico.