Nella fumettistica e nell’animazione orientali l’antagonista tradizionale si trasforma: diventa antieroe, figura tragica e potentissima che il pubblico non respinge ma comprende. Attraverso flashback, traumi infantili e ribellione al sistema, manga, manhua, manhwa e anime mostrano come il male non nasca dal nulla ma da una ferita. E così, tra finali spiazzanti e verità scomode, l’antieroe conquista il posto del nuovo eroe
L’antieroe conquista. Nel linguaggio letterario comune lo chiamiamo antagonista, ma approfondendo le dinamiche caratteristiche di manga, manhua, manhwa e anime, cioè modalità di racconto in cui la componente psicologica del personaggio viene via via sviluppata tramite flashback che rimandano al passato fino anche alla primissima infanzia, iniziamo a dubitare del termine antagonista: lo percepiamo minimalista, approssimativo, incompleto. Minimalista, perché tiene conto solo del pensiero comune e presuppone una connotazione esclusivamente positiva o negativa in relazione alla morale sociale; approssimativo, perché esclude il percorso di crescita compiuto dal personaggio; incompleto, perché sorvola la sfera emotiva e sentimentale.
L’antieroe entra nel cuore del lettore e dello spettatore. Eren Jaeger vuole difendere i propri amici, Suguru Geto si pone domande su un sistema imposto e si allontana per cambiarlo, Light Yagami vuole ripulire il mondo dalla presenza di criminali per renderlo un posto migliore.
Il lettore e lo spettatore empatizzano con l’antieroe, ne comprendono le scelte. A una prima avversione segue la comprensione: quel gesto estremo, così violento e crudele, ha origine nel passato da un trauma subìto. L’antagonista uccide in modo brutale e feroce; l’antieroe invece rivendica il dolore del passato, con le lacrime che sgorgano in silenzio e al buio dal cuore. È in questo momento che cambia la percezione che abbiamo del personaggio, cioè quando comprendiamo i motivi per cui è avvenuta la ribellione al sistema sociale. La fumettistica orientale in questo è maestra: l’introspezione è una componente cardine del racconto, si scava nelle zone più recondite dell’animo umano e gli artisti sono in grado di dare voce e colore anche a impercettibili variazioni di emozioni. Questo restituisce umanità all’antieroe, che però umano non è più, perché ha acquisito poteri superiori, magari grazie a una reliquia trovata per caso, oppure per aver ingerito accidentalmente parti del corpo di un mostro. Così è diventato a sua volta uno stregone malvagio o un demone che decide di distruggere il mondo con un solo gesto, portando morte e dolore. Nonostante sia ora un mago violento in grado di stritolare persone innocenti, quando ne leggi la storia tu leggi dell’uomo ferito, del bambino che ha sofferto, leggi la solitudine e l’affanno nella lotta per continuare a vivere. Nessuno nasce mostro: pare vogliano dirci, ma mostri ci si può diventare, complici gli altri.
Risulta così facile e consequenziale empatizzare con l’antieroe, comprenderne le scelte, capirlo. Ognuno può rivedersi nell’antieroe, rivivere il ricordo di quell’emozione che sembrava relegata al passato, all’infanzia, quando inermi affrontavamo le prime sfide della vita ancora incapaci di reagire. Pensavamo fosse trascurabile e invece a quanto pare è ancora lì, una ferita aperta che il fumetto ci permette di comprendere ed accettare da adulti.
Talvolta il male vince. Esce vittorioso nell’ultima pagina dell’ultimo capitolo dell’ultimo volume che pone fine alla storia che procede a cadenza mensile da anni. I buoni soccombono, o muoiono o vengono rinchiusi in mondi paralleli a cui nessuno potrà mai più avere accesso per liberarli.
Il lieto fine non è una prerogativa di questo tipo di letteratura e di questa forma artistica, anzi. Gli sviluppi e gli stravolgimenti di trama possono presentarsi fino all’ultima tavola o all’ultimo frame.
Questo è proprio uno dei punti di forza che ha contribuito al successo della fumettistica e dell’animazione orientali in generale: la storia narrata prima sconvolge il pubblico lettore, poi lo lascia perplesso, poi lo cattura. C’è un rimbalzo alla dura realtà, o meglio alla dura verità: non sempre vincono i buoni. E spesso il demone non nasce tale ma lo diventa, e tuffandosi nella storia se ne capisce il perché ed il male viene compreso.
Considerando quali sono gli anime, i manga, i manhua ed i manhwa che hanno avuto più successo nel mondo e che hanno portato un notevole impatto culturale nel settore artistico e narrativo globale, appare evidente che l’antieroe è effettivamente, per il pubblico, un nuovo eroe.

Miss SaranghaEle ha scoperto il K-pop per lavoro: galeotto fu un articolo da scrivere per una rivista cosmetica e i cookie fecero il resto. I drama coreani, cinesi e giapponesi sono stati per anni la sua medicina, poi l’incontro con Eren Jaeger e Tanjiro Kamado e il suo mondo si è espanso. Ora nelle pause legge manga, manhua e manhwa, principalmente in inglese perché tradotti (ancora) ce ne sono pochi… comprende il lettering a pezzi, ma davanti a quelle tavole è felice.
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