Un uomo cinico rimane "incinto" per errore divino e, travolto dagli ormoni della gravidanza, cambia carattere, trasformando una commedia surreale in una brillante riflessione su emozioni e natura umana. Tra gag esilaranti e svolte inaspettate, il film svela il potere degli ormoni nel modellare il comportamento umano
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“Santo Cielo” è un film del 2023 diretto da Francesco Amato e interpretato dal duo comico Ficarra e Picone. Ti aspetti il solito cinepanettone per passare due ore in attesa di scartare i regali; invece, nel film, oltre a un’interpretazione fantastica del duo collaudato e alla splendida partecipazione di Giovanni Storti, c’è tantissima fisiologia della mente e del corpo, da fare invidia al cartoon psicologico Inside Out!
Come ha rivelato e continua a ribadire il sopracitato cartoon Disney, siamo le nostre emozioni, generate dai nostri neurotrasmettitori cerebrali, che fluiscono da un neurone all’altro e vengono anche liberati nei nostri vasi sanguigni.
Nel film Santo Cielo, Ficarra interpreta un professore cinico e misogino, pervaso da sentimenti di sospetto e sfiducia nei confronti del prossimo e, di conseguenza, molto antipatico.
Il colpo di scena della trama, però, prevede che uno sprovveduto angelo biondo (Picone), mandato sulla Terra da un parlamento celeste diretto da un Divino Presidente (Giovanni Storti), con la missione di provocare una nuova Immacolata Concezione, appoggia per sbaglio la divina mano sulla pancia di Ficarra, che rimane “incinto”.
Al di là delle innumerevoli gag fornite da questo espediente narrativo, che porterà Ficarra a partorire una bambina, nuovo Messia, tra lo stupore e il sospiro di sollievo della platea celeste, il micromacrolink della trama è che, nel momento in cui Ficarra è “incinto” e verosimilmente gli ormoni della gravidanza (ad esempio l’ossitocina) si riversano nel suo sangue, lui cambia completamente temperamento.
Se accettiamo questo spunto del film per fare un po’ di inevitabili associazioni, viene in mente, ad esempio, di andare indietro nel tempo e sostituire tutti i leader politico-militari uomini con donne. Viene da chiedersi se il diverso assetto ormonale femminile, meno orientato al “combatti o fuggi” da adrenalina e testosterone, e più soggetto invece all’accudimento per via degli ormoni della gravidanza, avrebbe prodotto scenari diversi nel grande gioco delle parti della commedia umana.
“In questa immensità si annega il pensier mio”, direbbe il poeta! E noi ci lasciamo naufragare dolcemente in questo mare di ignoranza condivisa sul funzionamento della mente umana. Crediamo di aver elaborato il progetto giusto da trasmettere al nostro corpo ansioso di agire e, invece, nella storia umana registriamo, di volta in volta, più clamorosi errori che provvidenziali intuizioni.
Il cinema, in questo senso, è un fondamentale strumento di ricerca psicologica!
Parafrasando Totò dalla sua poesia La Livella, diremmo che i vivi recitano (‘le pagliacciate fanno i vivi’); quindi, la recitazione, come alternarsi di stati emotivi, è l’esercizio migliore per imparare a conoscere e gestire il proprio equilibrio mente-corpo e assumere la consapevolezza che, sempre riprendendo il grande comico napoletano, quando con la morte cala il sipario, la commedia umana finisce.
Il cinema e il teatro definiscono perfettamente le regole di questo ‘Life Game’ che, ancora oggi, non sembra che abbiamo imparato a giocare.
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Andrea Ciavaglia è un fanese classe ’81. Dopo il diploma al Liceo Classico, si dedica agli studi sanitari e, dopo la laurea in medicina, entra nella rete della medicina del territorio. Dalle guardie mediche nella provincia di Pesaro e Urbino, giunge alla medicina generale, dove scopre inaspettatamente che “il corpo umano è una macchina quantistica che va a sangue”. Comincia così per lui un nuovo viaggio, dentro sé stesso, da fare assieme… perché “non è la storia che spiega il corpo… ma è il corpo che spiega la storia”.
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