Perfect Days: la semplicità della vita e l’armonia dei suoi cicli

In “Perfect Days”, Wim Wenders trasforma la routine di Hirayama in una meditazione sulla natura ciclica dell’esistenza. Tra filosofia, biologia e musica, il film diventa lo specchio di una vita fatta di equilibri fragili, ripetizioni e improvvise dissonanze. Un racconto essenziale e contemplativo che, nelle piccole cose, sembra inseguire il ritmo profondo con cui il mondo prova, ogni giorno, ad armonizzarsi

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Perfect Days è un film del 2023 diretto da Wim Wenders, noto regista tedesco. La pellicola racconta la storia di Hirayama, un uomo di circa sessant’anni che lavora come addetto alle pulizie dei bagni pubblici a Tokyo. La sua vita è scandita da una routine precisa e serena, tra lavoro, lettura, musica e fotografia. Il film segue Hirayama nella sua quotidianità, mostrando come egli trovi la bellezza nelle piccole cose, come la luce del sole che filtra tra gli alberi o la musica degli anni ’60 e ’70. La storia è minimalista, con pochi dialoghi e senza particolari colpi di scena, e si concentra sull’accettazione e sulla serenità interiore del protagonista. La fotografia di Franz Lustig e la colonna sonora, che include brani di The Velvet Underground, Otis Redding e Patti Smith, contribuiscono a creare un’atmosfera meditativa e contemplativa.

L’essenzialità della vita che traspare dal film è la sua natura ciclica: sono mostrate le scene ripetitive della giornata del protagonista nell’arco delle settimane, nella perfezione degli automatismi da lui creati rispetto alla realtà che lo circonda. In Essere e tempo (1927), il filosofo Heidegger esprime il concetto dell’esistenza come “esser-gettati nel mondo” e, di fatto, ritrovandoci in relazione con il mondo circostante, diventiamo, per usare un’espressione attribuita al neurofisiologo Giorgio Vallortigara, “cacciatori di coincidenze”, per sincronizzarci con le situazioni che ci circondano e non venirne danneggiati. Ed è così che l’essere in noi e attorno a noi consiste in una serie di cicli che, a diverse dimensioni, continuano la propria inerzia, salvo modificare le proprie traiettorie quando si incrociano, così come recita il principio di inerzia della fisica e così come avviene ogni giorno nelle nostre vite, tra le nostre comfort zone da mantenere e la necessità di modificarle nell’incontro-scontro con quelle altrui. I “Perfect Days”, quindi, sono il ciclo perfetto di ciascuno di noi, quello che raggiunge un equilibrio stabile, per cui si ripete per inerzia. A diverse dimensioni energetiche, la stessa ricerca dell’equilibrio vale per le molecole chimiche, per i microorganismi, per le piante, per gli animali, per i pianeti e per noi umani che, gettati nella vita, interagiamo con questi cicli energetici circostanti e, nel momento in cui descriviamo tutto ciò, ne diventiamo coscienti.

Il filo conduttore di tutto ciò è il programma dei programmi: il DNA che, nel corso dei millenni, ha cominciato a memorizzare e riprodurre questa storia infinita dei cicli energetici, tanto che ogni giorno ci sembra di avere già visto quella scena o sentito quel discorso. Il DNA, l’unico software con la stampante 3D incorporata, a quasi 14 miliardi di anni da un presunto incipit, ha scritto, memorizzato e sovrascritto cicli energetici che si sono incontrati e scontrati, ricreando realtà tridimensionali che, ogni 24 ore, ogni settimana, ogni anno, si ripetono, arrivando a produrre mondi paralleli, fino al mondo delle idee, cioè il mondo del linguaggio, che arriva a descrivere se stesso.

Wim Wenders, con questo film, ci invita a prendere coscienza del senso della vita, nella sua semplicità ed essenzialità, come la creazione di equilibri energetici che si ripetono, come la routine giornaliera del protagonista Hirayama, con interazioni ed inciampi con le situazioni contingenti, come melodie musicali che si intrecciano e si scontrano, fino ad armonizzarsi. Perfect Days, quindi, può essere il film su cui fare il tema d’esame di maturità, poiché mostra come il mondo delle idee e del linguaggio umano, con il quale l’energia conosce se stessa, può arrivare a generare codici matematici complicatissimi o spartiti di note illeggibili, ma la sua essenza rimane semplice, comica: un ritmo caotico di particelle che si vanno armonizzando alla ricerca di un equilibrio, “l’equilibrio sopra la follia” cantato da Vasco Rossi in Sally.

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