“Il futuro non è sovraffollato. È piuttosto vuoto, in realtà”

Il mondo che ci aspetta non sarà quello caotico e congestionato delle previsioni passate: stiamo andando verso una realtà più leggera e ordinata, plasmata dal calo delle nascite e da nuovi equilibri sociali. Questo cambiamento avrà effetti profondi su economia, welfare e ambiente, ma potrebbe anche regalarci una società più sostenibile e consapevole, lontana dal caos e più vicina a una tranquilla armonia minimalista

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Per decenni, siamo stati ossessionati dalla visione di un pianeta futuro come sovrappopolato e caotico, dalle strade piene di gente, paralizzato dal traffico e con code chilometriche per qualsiasi cosa, dai posti di lavoro ai panini allo stadio.
Ma se il vero futuro fosse l’opposto?

Secondo Darrell Bricker e John Ibbitson nel loro libro Empty Planet, il vero shock non è quanti saremo… ma quanto pochi. La popolazione globale, dicono, non è destinata a esplodere. Al contrario… diminuirà in una lenta e silenziosa ritirata. E da contraltare ai tromboni dei “12 miliardi e più di persone entro il 2100”, chi legge i dati con attenzione sa che il calo demografico globale è alle porte.

In tutto il mondo, sempre più persone fanno la scelta di avere meno figli. Non perché i bambini non piacciano (perché sono adorabili… No?!), ma perché educazione, vita urbana, carriera femminile e contraccezione hanno cambiato le regole del gioco. L’idea che l’umanità crescerà all’infinito come la lista degli invitati al pranzo di Natale è già sconfessata dai dati.

Paesi industrializzati come Giappone, Italia, Corea del Sud hanno già una natalità in negativo. E mentre i governi ci implorano di “Fare più figli!”, le nuove generazioni preferiscono adottare un randagio da un canile.

Questo cambiamento sistematico avrà ripercussioni sull’economia, sull’urbanizzazione, sulla politica e persino sulle app di incontri. L’idea di una forza lavoro sempre crescente? Superata. L’economia di ogni paese industrializzato è già oggi insostenibile senza l’immigrazione. Pensioni e assistenza ai malati? Il peso sul welfare di una popolazione che non si rinnova ma vive più a lungo sbilancerà le risorse in favore dei più anziani a scapito delle iniziative per l’infanzia. Bio su Tinder con scritto “Mi piacciono i bambini”? Per qualcuno è già un campanello d’allarme.

Eppure… non è per forza una catastrofe. Una popolazione globale più piccola, più istruita e più consapevole potrebbe essere migliore: più sostenibile, più equa e — chi l’avrebbe mai detto — più felice. Meno pressione sul pianeta, più attenzione alla qualità della vita. La sfida del futuro non sarà quella di prepararsi al botto di una “bomba demografica”, sarà semmai la gestione intergenerazionale della ricchezza del nostro pianeta. Non quindi la scarsità orwelliana delle risorse, perché in molti settori la produttività è già a un livello tale che i beni prodotti faticano ad essere assorbiti dal consumo, ma ci sarà una rivoluzione nel modo in cui si muovono i capitali e il possibile e auspicabile smantellamento dell’oligarchia dei megaricchi (se ti chiami Elon, mi guarderei le spalle!).

Quindi, la prossima volta che qualcuno ti dice che il pianeta sta esplodendo di esseri umani, puoi sorridere e osservare che le scuole materne già accorpano classi e fargli notare come ci sia un nesso causale fra l’espansione della robotica in certi Paesi e la crescita demografica sotto il livello di rimpiazzo di quei Paesi.

Perché il futuro non somiglia a un vagone della metropolitana all’ora di punta, soffocante e sovraffollato, ma piuttosto a un appartamento minimalista: ordinato, accogliente, funzionale, con una tenue musica jazz in soggiorno e meno urla di bambini in cucina.

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